— Voi rovinate il credito del vostro paese... Se fosse dipeso da voi, la Rendita italiana sarebbe oggi a 60...

— E voi, uomini di Borsa... — replicò Girolamo.

Ma l'Angela interruppe la disputa.

— Per amor di Dio, lasciate dormir la politica e la finanza... Non occupiamoci nè di Parlamenti, nè di Ministri, nè di Borsa, nè di Parigi, nè di Roma... Restiamo a Villarosa.

— Ma! disse Cesare. — Quanti anni che non ci troviamo seduti a questa tavola noi sei, fratelli e sorelle, intorno al babbo e alla mamma!

Si fecero i conti, si passarono in rassegna i vari avvenimenti, anche i tristi, in occasione dei quali la famiglia s'era riunita... Ora mancava l'uno, ora l'altro. Alla morte del povero Manlio, Cesare era lontano; ai funerali dello zio Luigi non era potuto venire Luciano, trattenuto da' suoi affari a Parigi... Conveniva risalire al matrimonio di Marialì, vent'anni addietro.

— Già, già — osservò il commendatore Ercole nel Settembre 1879... l'anno prima del mio collocamento a riposo,... quand'ero a disposizione del Ministero... Ministero Cairoli-Depretis.

— Tre di quei giovinetti non c'erano per la buonissima ragione che non erano nati — ripigliò Cesare accennando ai due Alvarez e all'Antonietta... C'era Tullio...

— Sicuro che c'ero — affermò costui. — E rammento...

— Che cosa vuoi rammentare? — interruppe la Letizia. — Ella sì avrebbe rammentato, la mia povera Laura... Aveva cinqu'anni allora.