— Ai nostri tempi non venivano mai a maturità.
— Le mangiavamo acerbe.
— E come s'arrabbiava lo zio Luigi!
— Una volta ha amministrato a me una lezione coi fiocchi — osservò Cesare. — Nella mia sbadataggine avevo svelto un ramo del prezioso arbusto.
— E il pesco, il bel pesco che sorgeva dietro la casa del giardiniere, c'è ancora? — domandò Luciano.
— No, pur troppo — rispose l'Angela. — È morto nell'inverno del 1895 in seguito ai geli... Oh, quello fu un anno fatale pei nostri alberi fruttiferi.
— E non avete ripiantato?
— Quando in famiglia non ci son più giovani non si ripianta — sentenziò il commendatore. — Noi non li avremmo visti crescer quegli alberi, e sa il cielo chi verrà a star quì dopo di noi... Nessuno de' miei figli ama Villarosa.
— Io, io l'amo! — avrebbe voluto gridar l'Angela. Ma aveva un nodo alla gola. Sentiva che le sue parole sarebbero state strozzate dai singhiozzi. Pur si chinò verso suo padre e gli disse piano: — Se credi, possiamo alzarci.
Di nuovo il commendatore prese il braccio della Letizia: di nuovo la signora Laura s'appoggiò a quello di Luciano, ordinando in pari tempo all'Angela di andarle a cercare lo sciallo. Doveva averlo lasciato di là, in salotto.