— E ormai non si muove?

— Ho la mia famiglia, ho un poderetto che coltivo da me.

— Coltivar la propria terra, quella dev'essere una soddisfazione — sospirò l'Angela. — Quando la si affitta, si cessa d'essere in comunione con lei.

— La terra! — borbottò Luciano consegnando a sua nipote Antonietta la chicchera vuota. — La terra è esausta. Chi può viver più della terra?

— Scusi — ribattè Vignoni, — tutti ne viviamo, anche coloro che la disprezzano. — Se talora essa ci sembra stanca, impoverita, gli è che le domandiamo troppo... Si vuole ch'essa nutra quelli che la lavorano, quelli che la fanno lavorare e quelli che la cedono a chi la fa lavorare agli altri... senza contare le delizie del fisco.

Il commendatore Ercole si scosse. — La proprietà fondiaria è gravata in un modo indecente.

— Il nostro sistema fiscale è un cumulo d'iniquità — sentenziò Girolamo, l'onorevole.

— Oh non isperiamo niente neanche da voi radicali — soggiunse, stizzito, il commendatore. — Figuriamoci se voi pensereste ad alleggerire i proprietari!

— Noi ridurremmo le spese... esercito, marina...

Luciano protestò: — Dio guardi l'Italia dalla finanza dei demagoghi... Altro che ridur le spese!... Voi le raddoppiereste... Troppa gente avete da contentare...