Era Battista, il procaccia telegrafico di San Vito al piano, con un espresso.
— O Battista — disse, precipitandoglisi incontro l'Angela che lo conosceva. — Date quì... Come siete sudato, pover'uomo!
— Ho corso, e benchè si sia in Ottobre fa caldo.
— Passate in cucina e fatevi versare un bicchier di vino... Or ora verrò io col danaro.
Il dispaccio ch'era diretto al commendatore Ercole Torralba ma che l'Angela aperse senza esitazione non conteneva che poche parole:
Sono sbarcato felicemente Genova. Arriverò San Vito domattina alle 8. Abbraccio tutti.
Cesare.
L'Angela Torralba baciò il foglio e i suoi occhi s'inumidirono.
— Caro Cesare! — ella esclamò con tenerezza. E spingendo la portiera a vetri entrò in casa col telegramma spiegato.