— Già io non capisco niente... Che cosa sono gli Archivi?... Una volta si andò a Bologna... sai, il babbo è bolognese e sino ad alcuni anni addietro aveva in quella città una vecchia zia che abitava in un palazzo antico... Ebbene, l'anno prima ch'io entrassi in collegio, si andò a Bologna con la mamma e col babbo... Una mattina, in casa appunto della zia morta da pochi mesi, sciorinarono davanti al babbo, ch'era l'erede, un fascio di carte gialle, polverose, intorno a cui volavano le tignuole... Un signore calvo, in occhiali, non so se avvocato o notajo, disse al babbo: — Queste sono carte dell'Archivio. — Il babbo, spaventato, le respinse con la mano e disse a quel signore: — Guardi lei, faccia lei. — ...Io da quel giorno ho pensato che l'Archivio sia un luogo ove si conservano delle carte sudice e puzzolente...

— Fino a un certo punto non hai torto.

— E tu vai a studiare in un Archivio?... A sternutir tutto il giorno in mezzo alle cartacce.... A me, per farmi sternutire, è bastato che sciogliessero un pacco...

— Ah cara cuginetta mia, — replicò Tullio — gli è che in quelle cartacce c'è anche qualche altra cosa... Senti, non ti son mai venute delle curiosità retrospettive?

— Spiegati.

— Per esempio, quando visiti un monumento non t'è mai venuto il desiderio di conoscerne le origini, le vicende?

— Sì, anche a noi, in Collegio, insegnavano le origini di Santa Maria del Fiore, di Palazzo Vecchio...

— Ebbene, chi ve le insegnava come le sapeva queste cose?

— A me lo domandi?... Le sapeva, credo almeno... Sta a vedere che ci ha insegnato delle corbellerie.

— Speriamo di no... Chi le insegnava si sarà appoggiato ai documenti... Senza documenti non c'è storia.