Tullio s'impazientì.
— E poi? Credi che fare un sonetto sia come sorbire un ovo?
— Avrebbe l'intenzione di essere un sonetto — confermò il cugino. — Ma è un'impresa seria... Occorrono quattordici versi e finora non ne ho improvvisati che due.
— Se potessi ajutarti? — insinuò timidamente l'Antonietta.
Tullio sorrise.
— Oh sì, brava, un sonetto in collaborazione.
E andava masticando:
«Sotto un limpido ciel... sotto un limpido ciel.
— Se ti fa male, smetti — disse la giovinetta pietosa.