Il commendatore si strinse nelle spalle. — Sciocchezze!... Così si passa da un estremo all'altro... Oggi un mortorio, domani uno schiamazzo indiavolato.

— Domani Cesare ci racconterà le sue avventure — soggiunse la figliuola.

— Belle avventure, sì — ribattè il padre. — Un ragazzaccio che ha provato cento mestieri senza fermarsi su nulla.

— Ora s'è fermato — riprese l'Angela con dolcezza.

— Chi lo sa?... A ogni modo, per fermarsi è dovuto andare in America... Ha piantato i suoi genitori, ha piantato te... Poteva viver tranquillo quì, prendere il posto lasciato vuoto da suo fratello Manlio, investire in fondi la somma ereditata dallo zio, e invece...

— Non aveva vocazione per l'agricoltura...

— Già, tu lo hai sempre difeso... per amor dei contrasti.

— Babbo! — supplicò l'Angela colta da un subito sgomento. — Non amareggiamoci questi giorni che devono esser giorni di felicità e di concordia... Saremo tutti uniti,... tutti quelli che rimangono... ed era tanto tempo che non eravamo uniti!... Se pur ci furono attriti in passato, dimentichiamoli, non diamo posto fra noi ai tristi ricordi... Non dico bene, mamma, non sei della mia opinione?

Questa interrogazione era rivolta a una vecchietta in cuffia bianca e vestito nero di seta che se ne stava rannicchiata su una poltrona, con uno sciallo sulle spalle e una coperta di lana sulle gambe.

La vecchietta era sempre stata dell'opinione di qualchedun altro, e questa volta ell'aveva il desiderio vivissimo d'esser dell'opinione della sua figliuola, ma non osava parlare per tema di dar torto al marito il quale la teneva compressa sotto il suo pugno di ferro.