Nondimeno ella balbettò: — Eh sì... tu dici bene... sì... anch'io... L'unione nelle famiglie è una bella cosa...
Subito dopo ella se la prese con le sue doglie. — Ah questo braccio, questo braccio... Neanche il massaggio ha servito.
— Niente di quello che ordinano i medici serve — borbottò Torralba.
— Credo sia l'ora della mia pillola — ripigliò la signora Laura.
— No, mamma — rispose la figliuola. — È presto.
— Mi pareva...
— Sta tranquilla che ci penso io.
— Pillole e unguenti — disse il commendatore Prefetto. — Ecco le allegrezze della nostra età... Tu l'hai spuntata, Angela. Ti sei messa in quattro a questa impresa, e ormai non si può più tirarsi indietro. Le festeggieremo le nostre nozze d'oro. Ma, credilo, non c'è sugo a chiamare a raccolta i figliuoli perchè ci vedano ciechi, sordi, sdentati, rammolliti, impotenti. Quelli che ci son stati sempre vicini, quelli dinanzi a cui siamo declinati a grado a grado si capisce che ci portino le loro congratulazioni per un avvenimento che a loro sembra giocondo... Ma gli altri si poteva contentarsi che ci mandassero i loro auguri per lettera...
Come se questa tirata l'avesse stancato, Ercole Torralba chinò la testa sul petto e parve assopirsi.
L'Angela rasciugò in fretta una lacrima e avvicinandosi a sua madre inerte sulla poltrona tentò divagarla col richiamar l'attenzione di lei sui regali ch'erano disposti in bell'ordine tutt'all'intorno. Regali dei figli e delle figliuole, dei generi e delle nuore, regali dei nipoti e delle nipoti, regali di qualche raro amico superstite e memore. Alcuni s'adattavano all'età delle persone a cui erano destinati; pantofole ricamate, sacchi da piedi, coperte di seta, guanciali di piuma, paralumi e paraventi; altri erano i soliti gingilli che si trovano dal chincagliere: album, vasi, coppe, statuine, calcafogli, ecc. ecc.