Tre dei Torralba dormivano l'ultimo sonno sotto le pietre di quel tempietto domestico: il signor Luciano, padre del commendatore Ercole, il signor Luigi, fratello di questo, e il giovine Manlio. E lì sotto, fra non molto, l'Angela avrebbe composto i suoi parenti, e anch'ella, in un giorno che si augurava non troppo lontano, sarebbe discesa a raggiungerli.

Per quelli della sua famiglia che vi riposavano ormai, pegli altri che vi avrebbero riposato fra poco, l'Angela amava il piccolo oratorio, sebbene, tranne al Natale e alla Pasqua, non vi si celebrassero funzioni religiose; chè il suo babbo non era punto osservante delle pratiche del culto, e la sua mamma, debole e malaticcia, era naturalmente dispensata da quanto potesse recarle la più lieve fatica. Ella, l'Angela, se qualche domenica voleva ascoltar la messa, andava alla chiesa di San Vito, e schermendosi dal prender posto nelle prime file destinate alle persone notabili del luogo, sedeva in mezzo ai contadini che tutti la conoscevano e l'avevano cara. Poich'ella intendeva così la religione: piuttosto che un complesso di dogmi e di riti, un'elevazione dell'anima, verso l'inconoscibile, un livellamento delle disuguaglianze sociali nella scambievole simpatia che ravvicina gli uomini in nome delle gioje e dei dolori comuni.

A ogni modo, nel cuore della donna resta sempre qualche cosa delle credenze e delle consuetudini antiche, ed era stata lei, l'Angela, che aveva insistito perchè in questa solenne occasione l'oratorio della villa s'aprisse e una benedizione di sacerdote scendesse sul capo dei suoi genitori.

Un'ombra discreta avvolgeva ancora il tempio silenzioso e raccolto; solo in alto un pallido raggio di sole penetrava fra gl'interstizi di due tende e lambiva la vôlta. Dall'altare ov'erano due coppe di rose si spandeva intorno un'acuta fragranza... come al giorno delle nozze di Marialì.

Come al giorno delle nozze!... A ciò pensava in quel momento Giulio Frassini che l'Angela credeva fosse rimasto in giardino e che invece era dietro di lei, ritto, immobile, appoggiato a uno degli stipiti della porta.

Di nuovo egli la chiamò a nome: — Angela!

Ella si scosse. — Mi hai fatto paura.

— Rose, rose! — egli borbottò. — Quante ce n'erano anche la mattina del mio matrimonio!... E sarebbe pur stato meglio che la terra mi si fosse sprofondata sotto i piedi!

— Insomma, Giulio — interruppe l'Angela. — Che discorsi son questi?

Frassini ripigliò: — Te ne scongiuro, non mi sfuggire. Ho bisogno d'uno sfogo... ho bisogno di spiegarti...