L'Angela era sui carboni ardenti.

— Ma se non ti chiedo nessuna spiegazione... Ma se non ho tempo... Via, sii ragionevole, lasciami...

Egli le sbarrava l'uscita.

— Cinque minuti, concedimi cinque minuti.. Di quì, se passa Tullio,... perchè tu cercavi Tullio, non è vero?... di quì lo vediamo.

— A che prò, Dio buono? — diceva l'Angela attorcendo convulsamente il fazzoletto alle dita.

Giulio Frassini abbassò la voce.

— È stata lei che m'ha ridotto così... Perch'io non disturbassi le sue galanterie, perchè non fossi che un marito d'apparenza, s'è compiaciuta del mio abbrutimento, ha gettato fra le mie braccia le sue serve, le sue cameriere...

— Ma basta! — supplicava l'Angela coprendosi il viso con le palme e vergognandosi per lui e per sè.

Egli non le diede retta.

— E quando son caduto nel laccio — egli seguitò — ella bandì ogni ritegno... portò in trionfo i suoi amanti sotto i miei occhi... E s'io mi ribellavo, ella diceva: — Mi curo io forse di quel che tu fai? — Cento volte io, il marito, mi sono umiliato. — Sì, ho anch'io le mie colpe... perdoniamoci a vicenda... ricominciamo da capo... riprendiamo a volerci bene. — Ella alzava le spalle e continuava a respingermi... Non più una carezza, non un bacio...