Federico pareva anche più riguardoso di me.

—Sei stato sempre bene?—gli chiesi.

—Sì—replicò brevemente.

—E la tua ferita?

—Oh! Una cosa da nulla.

Dall'indole delle sue risposte, e dalla fretta con cui egli entrò a discorrere dell'affare che doveva formar soggetto del nostro colloquio, argomentai ch'egli fosse diventato uno spirito positivo, incapace di far altro da mattina a sera che di compulsar codici e di trattar cause. Anzi, Dio mel perdoni, giunsi fino ad accusarlo di calcolar tempo perduto tutto quello che non si può far figurare nelle specifiche.

Egli parlò per più di un'ora esaminando da tutti i lati con molto acume e molta lucidezza la questione che mi aveva chiamato da lui.

Ci mettemmo pienamente d'accordo; dopodichè egli mi chiese licenza di rovistare alcune buste per cercarvi un documento che gli occorreva.—Or ora, se vorrai, usciremo insieme—egli soggiunse. Lo disse in tuono così freddo che avrei avuto una gran voglia dì piantarlo lì, ma in quel paese non conoscevo nessuno; che dovevo fare? Mi alzai da sedere, diedi un'occhiata a una piccola biblioteca che non conteneva nulla di peregrino; quindi mi affacciai alla finestra.

—Che bella vista!—dissi, tanto per non restare in silenzio.

—È più bella dall'altra stanza—osservò Federico che aveva trovato il documento e mi si era avvicinato.—Passa pure.