—Attendete alla vostra politica—disse il medico.—No, signora Gertrude, non pianga così!
E ripigliò la lettura.
«Son così piena di brighe che Dio sa quando finirò questa lettera che comincio oggi; dunque non ci metto nemmeno la data. A ogni modo voglio ch'ella vi arrivi prima del Natale, prima di quel Natale che mi desta in cuore una folla di pensieri e di ricordanze. Come volano gli anni! Mi par ieri quand'ero bambina e la povera nonna, facendo capolino col suo gran cuffione bianco dall'uscio della sua camera, mi chiamava misteriosamente con un cenno del capo e tirava fuori dal cassetto una bambola nuova. Mi par ieri quando si preparava l'albero con la mamma, e i cugini e le cugine venivano a passar la serata in casa nostra. Anche il babbo si metteva di buon umore, e io dicevo a tutti: non è vero che il babbo sia burbero; vedete? egli ride. E ho negli orecchi lo scampanio delle chiese che mi faceva sognare un mondo nuovo e mi empiva lo spirito di visioni dolci e solenni, onde stentavo tanto a dormire, ed ero così beata della mia veglia! Ahimè! La nonna è morta, i cugini e le cugine si sono dispersi, io ho cessato da un pezzo d'essere una bimba e non sono più con voi altri.
Il signor Massimiliano si raschiò in gola e poi starnutì.
—Felicità!—disse il dottore.
«... Non sono più con voi altri. Ebbene, babbo e mamma, se non sono più con voi altri, abbiatevi almeno i miei augurii per le feste che si avvicinano e per l'anno che sta per nascere... Ch'esso vi porti tutte le gioie, ch'esso vi faccia dimenticare tutti i dolori...
—Parole, parole... Roba che si trova nelle antologie—sclamò il Nebioli.
«Di questi dolori, lo so, io ve ne ho recato uno grandissimo, ho disposto del mio cuore contro i vostri desiderii e quando vi trovai inflessibili, vi ho disobbedito. Era il mio primo atto di ribellione, ma, lo confesso, era un atto ben grave. O genitori miei, se io vi dicessi che per risparmiare le vostre lagrime avrei dato il mio sangue, voi non mi credereste...
—No sicuro.