«Fra la riga precedente e questa c'è corso un intervallo di due giorni. Non ebbi un minuto di libertà. Ugo fu in letto con un po' di febbre. Egli sapeva ch'io avevo sul telaio una lettera per voi altri e mi sollecitava a finirla, ma io ero così apprensiva che non sapevo tener la penna in mano. Grazie a Dio, tutto è terminato.
«Ah, volevo dire alla mamma che non c'è di meglio per diventar brave massaie che il dover farsi tutto da sè... Serva io non ne ho, potete immaginarvelo; la fantesca della mia padrona di casa viene la mattina per un paio d'ore; poi rimango io sola. Ho imparato a spazzare, a stirare, a cucinare.... In quest'ultima funzione riesco a meraviglia. Ugo mi dice sempre: se ci fosse la materia prima, che buoni piattini uscirebbero dalle tue mani! Ma quella che egli chiama la materia prima non c'è... Qualche volta, in confidenza, sui venticinque o ventisei del mese, c'è alla mattina una preoccupazione nuova, curiosa, vale a dire se ci sarà da pranzo. Vi confesso che questo dubbio produce un effetto strano...
—Povera Margherita!—esclamò con voce flebile e con un gemito la signora Gertrude.
Il dottore, sospendendo un momento la sua lettura, rivolse gli occhi dalla parte ove si trovava il signor Massimiliano. Ma egli continuava ad essere nascosto dietro la Gazzetta.
«A ogni modo si arriva al giorno dello stipendio. Un bello stipendio in verità! Con quella gioia della trattenuta ci restano 75 lire e 45 centesimi al mese.....
—Peggio per lei!—gridò il Nebioli facendo la voce grossa.—Perchè ha lasciato la sua casa? Perchè ha lasciato i suoi genitori?
«E con 75 lire e 45 centesimi al mese un pover'uomo deve insegnare a sessanta bimbi, asini e cocciuti, provvisti di babbi più asini e più cocciuti di loro. Il segretario comunale ha levato il saluto a mio marito perchè non giudicò degno del premio suo figlio che in un anno non aveva ancora imparato a scrivere caro senza l'h. E il sagrestano lo guarda in cagnesco perchè egli osò mettere in burla il suo illustre rampollo, il quale un giorno in iscuola disse che il Tevere è la capitale d'Italia. C'è finalmente il barbiere, che attribuisce la caduta del suo primogenito all'esame a mene consortesche! Ho proprio paura che abbia ragione il brigadiere dei carabinieri, un lombardo, che quando mi vede mi dice sempre: Che la mi creda, signora, l'è minga un paes per lee.
«Ho dovuto, volere o non volere, far la conoscenza delle signore del luogo. Ne conosco una ventina; dieci di esse non sanno leggere affatto; dieci leggono soltanto lo stampato, quattro anche il manoscritto. Che sappiano scrivere non ce ne sono che tre. Al mio arrivo s'è fatto un gran mormorare perchè ero troppo elegante, e un giorno in chiesa, mentre il curato predicava contro il lusso, tutti gli sguardi si sono rivolti su me. Avevo ancora l'abito di piquet violetto che mi hai fatto fare nel settembre dell'anno passato..... Adesso, sta tranquilla, mamma, che non pecco per eccesso di vanità. Ho venduto a un merciaiuolo ambulante il vestito violetto, il mio spillone a mosaico, i miei coralli..... ah i miei coralli m'è costato a venderli; me li avevi regalati tu quando compivo diciott'anni; ma come si fa?... C'erano spese indispensabili, urgenti..... Insomma sono ormai come le altre, quantunque mi facciano l'onore di dirmi che ho qualchecosa che non hanno le altre. Ho il chic, sentenziò la moglie del pretore che sa due parole di francese.
«A proposito di francese, il babbo non mi rimprovererebbe più di aver sempre libri francesi per le mani. Qui non vi sono libri in nessuna lingua, quando se ne levi qualche libro di devozione, e la cabala del lotto. Al caffè ci sono due giornali, ma un terzo ne riceviamo noi altri (è l'unico nostro lusso) e indovinate che giornale è? Il Rinnovamento, a cui Ugo s'è fatto associare da un suo amico di costì per compiacermi. Quando quel foglio arriva a questo romitorio dopo due giorni di viaggio, mi par che capiti un amico a darmi novelle della mia Venezia, de' miei parenti, e benedico a chi ha inventato i giornali. Guardo lo Stato civile, i matrimoni, le morti, guardo i pettegolezzi, le feste da ballo, le baruffe, le serenate sul canal Grande, e vivo ancora nella mia piazza, nelle mie calli, nei miei campi, negli sfondi misteriosi de' miei rii. E sento venirmi le lagrime agli occhi, ma le asciugo presto, perchè i poveri, e ormai sono povera anch'io, non hanno tempo da piangere, non hanno tempo da cullarsi in fantasie malinconiche. Adesso poi.....
«Ah sì, avevo il capriccio di darvela soltanto per poscritto la grande novella, ma non posso indugiare di più e quasi quasi la penna scrive da sè.....»