—Già le donne non sanno altro che piangere,—urlò il Nebioli che voleva mostrarsi impassibile.—Lancialo finire per Dio... Avanti, avanti, Beverani..... La mia signora figliuola ha la penna spedita come la lingua.
E continuò a misurare in lungo ed in largo il salotto, guardando di tratto in tratto la sua ombra sulla parete e dando segni frequenti di essere molto infreddato.
Il dottore indirizzò una parola affettuosa alla signora Gertrude, indi proseguì:
«Assicurano ch'egli mi somiglia; io non lo, so che mi par tanto bello. Potete immaginarvi che lo allatto io stessa; a trovare una balia si dovrebbe girar mezza provincia, e poi dove ci sarebbero i quattrini da pagarla? Già in questi paesi è sempre necessario di applicare il proverbio: Chi si aiuta, Dio l'aiuta. Se la mamma fosse qui, gliene racconterei di curiose circa al gran momento in cui il signorino è nato. Figuratevi che di levatrici non ce ne sono, ma c'è almeno una dozzina di femmine le quali in questi casi offrono i loro servigi e assordano con le loro grida e coi loro consigli. E siccome non vanno d'accordo fra loro, finiscono quasi sempre coll'attaccar briga e col tirarsi per i capelli. Ugo ha dovuto usar la violenza per cacciarle di camera; egli ha dovuto fare una carica a fondo, come quand'era soldato di Savoia cavalleria. Quando fummo rimasti soli noi due, egli era pallido, aveva la febbre addosso, e mi chiese:—Margherita, come si fa? Quasi quasi richiamerei qualcheduna di quelle megere.—No, per carità, gli risposi—spicciamoci fra noi altri.—E stringevo la sua mano nella mia mano, e lo guardavo, ed egli guardava me con occhi pieni di lagrime, e diceva con un filo di voce:—Margherita! Margherita!—Di fuori intanto origliavano all'uscio due o tre delle più ostinate comari e gridavano ad Ugo: Signore, faccia così—No, faccia in quest'altra maniera.—Insomma, com'egli facesse lo ignoro, so che di lì a poco ho provato una calma di paradiso e ho inteso un vagito che mi disse: sei madre.
«Da quel momento (e passarono omai venticinque giorni) sono come un'altra persona e capisco che tutto quel che si dice dell'amor materno è al disotto del vero, o piuttosto non si può dirne nulla finchè non si è madri. Faccio mille castelli in aria, mi sento più ricca e non desidero ormai che due cose: di ricevere il vostro perdono e di vedere Ugo meno sfiduciato. Egli ha perduto una gran parte del buon umore che gli rendeva tollerabile la sua posizione, si affanna per l'avvenire mio, per l'avvenire del nostro Massimiliano e rimane qualche volta col bimbo in braccio senza profferir parola. Ah! odo i suoi passi. Credevo di finir questa lettera oggi, ma la finirò domani.
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«Ripiglio la penna ancora tutta sbalordita da una risoluzione che abbiamo presa con Ugo... È una risoluzione assai grave, ma Ugo dice: a mali estremi, estremi rimedi.
«Ieri egli era più mesto del consueto. Andò alla cuna del bimbo che dormiva e si chinò a baciarlo, poi mi fissò gli occhi in viso due, tre volte, come se volesse parlare e gliene mancasse il coraggio.—Ugo, gli diss'io in tuono di rimprovero, avresti segreti per me?—Ascoltami, egli rispose, e mi passò il braccio intorno al collo: qui non ci posso più vivere, mi ci logoro la salute e l'ingegno, e del resto m'è insidiato anche lo scarso pane che guadano. Il segretario comunale e alcuni consiglieri sono miei nemici e cospirano per togliermi il posto e mettere in vece mia una loro creatura che non avrà il torto massimo di essere forestiero. La mia dignità mi costringe a dar le mie dimissioni.—E tu dalle—io proruppi. Egli sorrise tristamente.—E poi?—E poi, replicai, si cerca un altro nido.—Senti amor mio, egli ripigliò, se per qualche mese, se per qualche tempo, io dovessi girare il mondo in traccia di fortuna, credi tu che i tuoi genitori darebbero asilo a te e a nostro figlio?»
—Sì, sì—esclamò la signora Gertrude fra i singhiozzi.