Era costui un uomo d'una cinquantina d'anni, di statura media, magro, giallastro, senza barba, coi capelli picchiettati di bianco, vestito di nero, ma con un taglio d'abito molto antiquato; una toilette tra l'erudito e il sacrestano.
—Auff!—rispose la signora lasciandosi di mala voglia prender la destra—quando smetterete queste anticaglie?
—Il culto del bello non sarà mai un'anticaglia, almeno per noi uomini del vecchio stampo... Focione ateniese...
—Volete finirla?... Vi presento un mio antichissimo amico, il signor Michele Arsandi di Bologna, che torna in Italia, dopo venticinque anni vissuti in Londra. Il professore Ettore Benvoglio, membro dell'Istituto.
I due scambiarono un inchino, mal dissimulando però la noia scambievole che si recavano. La signora Amalia sorrideva a fior di labbro.
Il professore ruppe pel primo il silenzio.—Non amo l'Inghilterra—egli disse—il paese del carbon fossile e del cotone, il paese della nebbia e dello spleen, senza grazia e senza colore.
E pronunciate queste sentenze il degno uomo si atteggiò a guisa di persona illuminata dal più vivo raggio della greca bellezza.
—Ma scusi—replicò il signor Arsandi—c'è stato in Inghilterra?
—Io... no...
—E allora, mi perdoni, come ne giudica?