—No—rispose la—vedova guardando il suo interlocutore—ma presto o tardi bisognerà pur venirci.
In quella l'orologio ch'era appeso alla parete suonò le otto.
Contemporaneamente si udì un piccolo movimento nella poltrona ove dormiva il professore Benvoglio.
—Ecco il professore che si sveglia con la sua ordinaria puntualità—osservò la signora Amalia.
Il signor Michele rivolse la sua attenzione alla poltrona e vide il singolar personaggio agitare prima le braccia come lottando contro nemici invisibili, e poi emergere tutto d'un pezzo della sedia.
—Venga qui, venga qui, professore—disse, sorridendo, la signora Amalia.
—Avrei forse dormito?—rispose macchinalmente l'accademico che non era ben desto.
—Oh un pochino.... Via, si faccia animo.
Il professore Benvoglio si avvicinò al tavolino presso il quale c'era la padrona di casa, non senza guardare con una curiosità sospettosa l'estranio che le sedeva di fronte.
—Mi permette di baciare la sua bella mano?—chiese con voce nasale il professore inchinandosi.