—Oh che bella combinazione!—ella esclamò dopo aver scorso cogli occhi la lettera di suo fratello.—Gustavo mi scrive da Firenze che sarà qui domattina... Ella vede, signor Arsandi, che tutto cospira a farla rimanere con noi... Mio fratello, che non è molto complimentoso, dice sempre che si annoia quando viene a visitarci in campagna. Sarà per lui una sorpresa molto gradevole l'aver modo questa volta di scambiar quattro chiacchiere... Un'altra faccenda per te, Matilde. Farai preparare a tuo zio la sua solita camera. Che avete mai, caro professore?—continuò la signora Nottoli rivolgendosi al Benvoglio, e durando fatica a non ridere.
—Io? balbettò l'interrogato.—Ma io non ho nulla...
Fatto si è che l'arrivo di questi ospiti noiava grandemente l'esimio professore. Se non gli riusciva mai di farsi prendere sul serio dalla signora Amalia quand'era solo con lei, figuriamoci poi quando c'erano degli altri in villa... E il signor Gustavo gli era tanto antipatico. Aveva un tuono così canzonatore, così beffardo.
—Ebbene signor Michele—ripigliò la padrona di casa—se vuol prender possesso della sua camera, chiamo subito il servo affinchè l'accompagni. Ivi ella troverà anche carta, penna e calamaio per iscrivere a Venezia che le mandino l'occorrente per un lungo soggiorno nella mia villa.
Il signor Michele si diffuse in ringraziamenti e in proteste circa alla sua impossibilità di trattenersi molto in campagna. Quanto al salire nella sua stanza egli non ne aveva punto bisogno in quel momento. A Venezia avrebbe scritto più tardi.
Si aperse la porta a vetri che dava sulla gradinata ed entrarono due nuovi personaggi.
—Il dottor Gerolami, il signor Nerini, giudice del Tribunale—disse la signora Amalia a modo di presentazione.—Il mio vecchio amico, signor Michele Arsandi. Scusi, titoli non ne ha nessuno?
—Oh—rispose ridendo l'Arsandi—il Governo italiano mi ha fatto cavaliere... Uno dei tanti.
—Presento dunque il signor cavaliere Arsandi.