CAPITOLO SETTIMO
Dopo avere impartito tutte queste ammonizioni tra il serio ed il faceto, Gustavo si incamminò rapidamente verso la camera ch'egli soleva abitare in casa di sua sorella. Ma era destinato che quella mattina egli non potesse fare il piacer suo, perchè mentre saliva una scala s'imbattè nel signor Michele che ne scendeva canterellando, lindo, fresco e sorridente come uno zerbinotto.
—Dove andate?—chiese questi dopo scambiati i primi saluti.—In camera vostra? Oibò! Dormirete stanotte. Sono ormai le sette passate, e c'è un sole di paradiso. Facciamo un giro in giardino.—E senz'aspettare risposta il cavaliere Arsandi passò il suo braccio sotto a quello del signor Gustavo, lo costrinse a fare un mezzo giro e lo condusse seco.
—Il mio caro Martelli—ripigliò il signor Michele appena l'altro ebbe cessato da ogni resistenza—come sono lieto di rivedervi dopo otto anni... E come vi trovo bene!
—Eh! Bene fino ad un certo punto... s'impingua... Voi piuttosto avete il segreto della giovinezza eterna... Nemmeno un capello bianco?
—Nemmen uno. E voi?
—Io finirò presto col non aver capelli di nessun colore—rispose il Martelli scoprendosi il capo.—E sì che ho consultato le quarte pagine di tutti i giornali... Ma voi pure, per mantener quella tinta, avrete ricorso a qualche specifico di quelli che figurano sotto l'intestazione Canuti! Canuti! Canuti!