—Sono io che l'ho impegnato a rimanervi almeno per una settimana. Non avevo ancora questo spino...
—E a proposito, che ce n'è del suo pargoletto?
—Del figlio del signor Michele?
—Sì, di quello che ho conosciuto a Londra nel 1866. Era già grande e grosso quasi come suo padre.
—È a Venezia.
—È a Venezia con lui e non lo ha condotto qui?
—No. Del resto ciò si capisce. Egli voleva fare una visitina di poche ore... Perchè sorridi? Che ghiribizzo ti frulla in capo?... Forse una nuova impertinenza...
—Tutt'altro... È una mia idea che ti comunicherò più tardi. Intanto lasciami ripetere che tu hai fatto d'un topo una montagna e che non meritava, per questa gran ragione, d'insidiare due ore di sonno a un povero diavolo... Esaminerò io stesso la posizione. Ma bada che se c'è un pericolo per la Matilde, ne hai colpa tu.
—Io?
—Sicuro, col non volere che nessun giovinotto frequenti la tua casa, col rallegrare la tua villeggiatura soltanto della presenza del professore Benvoglio, fai sì che ogni uomo tollerabile paia alla Matilde un portento di bellezza e di amabilità... Basta, non voglio salire in cattedra... Vado invece nella mia camera... E tu pure, sorellina cara, fa un po' di toilette e presentati nella tua ordinaria maestà... Diamine! Il faut frapper l'imagination des peuples, come dice Calcante nella Belle Hélène...