Malgrado questo lieto pronostico, il termine indicato trascorse senza che l'umore della signora Amalia si rasserenasse. Accadeva anzi il contrario.
—Le si fa più intenso il male di capo?—chiese l'officioso Benvoglio.
—Sì, lasciatemi stare.
—Forse—osservò con qualche peritanza il professore—le converrebbe ripigliare i suoi bagni freddi alle tempie.
—Non mi seccate coi bagni, che sono già troppo fradicia—proruppe la signora alzandosi in piedi.
In quella entrò un servo portando il lume e introducendo un nuovo personaggio, il fattorino del telegrafo.
La signora Amalia afferrò ed aperse il dispaccio con grande ansietà, lo lesse con visibile compiacenza, indi accortasi che il suo contegno poteva parere alquanto strano, si ricompose in calma, licenziò il fattorino e disse agli altri che la guardavano:—Non è che un dispaccio di Gustavo, il quale mi prega di mandargli la carrozza domattina alla stazione di Ponte di Piave.
Da quel momento la guarigione della signora Amalia non fu più dubbia. Una famiglia che villeggiava lì presso e che, saputala indisposta, era venuta a informarsi della sua salute, fu pregata di trattenersi la sera; si suonò il pianoforte, si giuocò, si chiacchierò fino ad ora tarda.
—Ma, signora Amalia—disse una delle visitatrici—Ella avrà bisogno di coricarsi...
—Oh no davvero—rispos'ella—i miei mali sono fatti così. Vengono a un tratto e spariscono a un tratto.