—Sopratutto quando le giungono certi telegrammi—non potè a meno di susurrarle all'orecchio il cav. Arsandi. Poi capì d'aver commesso una indiscrezione e stette ad aspettarsi una ramanzina.
Ma la signora Amalia era diventata un agnello.—Uomo di poca fede—ella esclamò—Lei crede persino ch'io mi sia inventate le parole del telegramma? Guardi.—Tirò fuori di tasca il dispaccio e glielo spiegò sotto gli occhi.
V'era scritto precisamente così: Manda la carrozza a Ponte di Piave per la seconda corsa di domani. Gustavo.
—Oh scherzavo. Anzi mi perdoni—disse il signor Michele.
—Farò di più per mostrarle la mia clemenza. La condurrò domani in un sito amenissimo e caratteristico. Gustavo si fa mandare la carrozza a Ponte di Piave per recarsi più presto al Castello Collalto ove ha alcune faccende da regolare. Noi andremo nello stesso luogo partendo di qua. Così faremo un'improvvisata a Gustavo, ed ella vedrà un castello del medio evo assai ben conservato, coi suoi merli, le sue armerie, le sue torri, e le sue brave leggende di fantasmi.
Il cavaliere Arsandi mostrò di accogliere con piacere la proposta della signora Amalia, ma in cuor suo egli non era pienamente tranquillo. Sentiva intono a sè come un'aria di battaglia, ma non capiva ancora da che parte dovesse venirgli l'assalto. S'egli avesse avuto quei famosi venticinque anni di meno, egli sarebbe certo corso incontro al pericolo con una vigorosa offensiva, ma l'età s'impone anche ai più audaci, e il signor Michele preferì la tattica di Fabio Massimo a quella di Annibale. Ciò sconcertava alquanto il romanzo della Matilde, la quale si era aspettata nè più nè meno di una dichiarazione in tutte le regole. Ella avrebbe pensato poi alla via da tenere, avrebbe pensato se doveva corrucciarsi o no, ma circa alla dichiarazione, le pareva di averne proprio diritto. A ogni modo le era forza di riconoscere che la nojosa emicrania di sua madre non poteva a meno di aver impacciato il signor Michele nei suoi movimenti.
—Vedremo che cosa nascerà domani—ella disse fra sè quella sera nel coricarsi. E tra le altre idee singolari che le si affacciarono alla mente prima di chiuder gli occhi vi fu quella di diventar matrigna di un ragazzaccio grande e grosso come doveva essere il figlio del signor Michele.
Tutto ciò, dirà qualche lettore, non prova certo una forte passione. Verissimo, ma le forti passioni non hanno posto in questo racconto. Nè, del resto, esse sono le più comuni nella vita.