CAPITOLO DECIMO


Sulle dieci del dì appresso un legno leggero tirato da due cavalli e guidato dal ragazzo Marco che si pavoneggiava nella sua livrea, partiva dalla villa Nottoli per Ponte di Piave. Poco dopo la signora Amalia ordinava di attaccare il landau che doveva condur lei, la Matilde, il cavaliere Arsandi e il professor Benvoglio al castello Collalto. Il professore avrebbe fatto senza di questa gita assai volentieri; egli trovava che le gite guastano la villeggiatura e che a goder le gioie della campagna bisogna saper passare le lunghe ore all'ombra di un'acacia o di un platano leggendo un buon libro e conversando piacevolmente con la dama del cuore. Ma egli non sapeva opporsi ai desiderii della signora Amalia, nè gli bastava l'animo di restarsene a casa mentr'ella andavasene altrove.

Al momento di salire in carrozza giunse la posta. C'era anche una lettera pel cavaliere Arsandi. Un osservatore molto attento avrebbe sorpreso nel volto della signora Amalia i segni di un dubbio angustioso di cui non sarebbe stato facile intendere la ragione; ma fu un lampo ed ella disse con affettata indifferenza:—È una lettera di suo figlio, m'immagino?

—Appunto—rispose il signor Michele.

—E che cosa le scrive di bello quel giovinotto?

—È affascinato da Venezia.

—È naturale. Un artista.

—Egli aggiunge poi che contava di fare oggi una gita a Chioggia.