—Loro volontarî devono essere stati trattati da principi in quel tempo.

—Eh, signor mio, certo i cittadini andavano a gara per mostrarci ogni sollecitudine, ma le palle piovevano e a Marghera si ebbe per qualche giorno una pioggia di fuoco da disgradarne Sodoma e Gomorra. E poi le febbri palustri e il coléra... Le assicuro io che non c'era da scherzare.

—Oh lo so, me lo immagino, si figuri... Anche noi qui a Vicenza il 10 giugno 1848 fummo a un pelo di essere bombardati... Ecco lì la Madonna di Monte, in quella sera c'erano gli Austriaci coi loro bravi cannoni... Se ne rammenterà?

—Senza dubbio..... Del resto bei tempi.... E prima di tutto venticinque anni di meno..... Mal gioventù, entusiasmi, illusioni, tutto sfuma!

—Pur troppo, pur troppo..... Oh, eccoci a Vicenza, e io debbo scendere, privarmi del bene della sua compagnia.—E con queste parole il viaggiatore si alzò in piedi e tolse dalla reticella un ombrello e una sacchetta da viaggio.

Indi ripigliò:—Conta di trattenersi un pezzo in Venezia?

—Non ho ancora deciso... Vorrei stabilirmi in Italia, ma son dubbio sulla scelta.

—Speriamo che resti a Venezia. Una città che ha un avvenire... oh senza dubbio... E in questo caso confido che ci rivedremo... Eccole intanto la mia carta di visita.

—Ed eccole la mia.