—Ma sa che per uno vissuto fin dalla nascita in Inghilterra, Ella parla l'italiano egregiamente?
—Oh non mi aduli... Si discorreva sempre in italiano col babbo... del resto ho l'accento straniero... E ogni tanto avrei bisogno del dizionario... perchè mi manca un vocabolo e allora divento addirittura... ecco, per esempio,... babbo, come si dice in italiano dumb?
Il signor Michele era distratto e non gli diede retta; venne invece in suo soccorso la Matilde: —Muto—ella insinuò con la sua cara vocina.
—Ecco un dizionario impreveduto—sclamò ridendo la signora Amalia.
Arturo si voltò verso la bella ragazza che egli aveva fino a quel momento ammirata in silenzio, e le fece la solita domanda:—Sa l'inglese?
—Vorrei saperlo com'ella sa l'italiano—replicò la giovinetta.
Il ghiaccio era rotto e i due giovani si misero a conversare insieme. Non in inglese però; Arturo aveva un gusto diverso da quello di suo padre; egli amava bearsi nella musica della favella italiana che gli pareva cento volte più dolce sulle labbra della Matilde, e avrebbe creduto un sacrilegio il costringer quella parola viva e scorrevole al giogo di un idioma straniero; preferiva di gran lunga sembrar impacciato egli stesso, e farsi correggere dalla sua interlocutrice. Nè il dialogo aveva alcuna somiglianza con quello che s'era tenuto un paio di sere addietro tra la Matilde e il signor Michele. Non era una lotta di galanteria; era una conversazione animata, spontanea che aveva in sè il calore e la buona fede della gioventù. Arturo non rifiniva di parlar di Venezia, e, come sovente accade, egli, forestiero, rivelava alla Matilde, veneziana, cento bellezze da lei o ignorate, o non curate, o dimenticate, della sua città. Che non aveva egli veduto, che non aveva egli notato nella sua breve dimora in Venezia? Ed era in procinto di fare un giro nelle isole quando il signor Gustavo venne in traccia di lui e volle condurlo seco.
—Se ne pente?—chiese la Matilde.
—Oh no!—rispose Arturo guardandola fisso.
La fanciulla abbassò gli occhi, arrossì un poco e si aggiustò le pieghe del vestito.