—Oh signora Amalia, crede ch'io sia così vano?

—Non è nè più nè meno dì tante signore eleganti che non conducono fuori di casa le loro ragazze quando son grandi. Ebbene, questo suo figliuolo io non lo conoscevo, ma Gustavo lo aveva visto anni sono, e mi assicurava che s'egli aveva tenuto le sue promesse doveva esser diventato uno dei più belli e simpatici giovinotti che si possano immaginare.—Andrò a prenderlo io—disse Gustavo—vincerò le sue resistenze, e ove mi riesca di portarlo qui non dubito che egli darà scacco matto al suo signor padre. Figuriamoci se la Matilde non dovrebbe trovare estremamente comica la idea di esser la matrigna di questo Arturo... Eh caro signor Michele, fu un giuoco e potevo perdere.... il suo Arturo poteva rifiutarsi di venire, poteva essere un giovinastro sgarbato e dar così maggior rilievo ai pregi dei suo compitissimo genitore, e allora i nostri imbarazzi sarebbero cresciuti... Ciò le dà la chiave delle mie inquietudini...

—E anche della sua emicrania?

—Non ne parli. Fu uno stratagemma per evitare le spiegazioni e per tener lontana da lei la Matilde... Oh! Ella mi deve pagare quei bagni freddi....

—Io!... A lei?—sclamò l'Arsandi maravigliato che si scambiassero le parti.

—No, no—riprese la sonora Amalia in tuono conciliativo.—Chi vince può essere generoso. E io ho vinto. Sa che cosa mi disse la Matilde?

—Che cosa?

—Il signor Michele è un uomo di spirito, ma suo figlio è molto più simpatico. Era tutto quello che io domandavo... Non si mortifichi, signor Michele.... Per vincere un Arsandi si è dovuto ricorrere a un altro Arsandi.... Pensi che gloria per la famiglia!

—Penso.... penso che la signora Matilde aveva torto....

—Torto in che?