—Venga piuttosto, chè gli altri ci aspettano..

—Capisco che sono stato un fanciullo e che non mi acquistai oggi nuovi titoli alla sua stima, ma se le memorie della nostra prima giovinezza non sono ancora scancellate dall'anima sua, se esse si ridestarono in lei come in me... perchè le giuro, ciò che mi affascinò un istante nella sua Matilde fu l'immagine di sua madre, fu l'immagine della gentile creatura con cui venticinque anni fa ci siamo scambiati una dolce promessa.....

Il lettore si sarà accorto che il cavaliere Arsandi s'era impigliato in uno di quei periodi nei quali manca assolutamente il filo della sintassi, periodi arrischiati, che non ammettendo una conclusione grammaticale, sforzano sovente la mano e trascinano a qualche atto di audacia. Ed io ho ragione di credere che il signor Michele fosse sul punto di gettarsi ai piedi della mordace vedovella, quando s'intesero i passi e la voce di persona che si avvicinava.

—Amalia! Arsandi! Dove diamine si sono cacciati?—Era Gustavo.—Oh siete qui—- egli soggiunse scorgendoli.—Vi cerco per tutto il giardino... Mi pareva di seccare quei giovinotti....

A questo punto il Martelli guardò la sorella e l'amico.—Ehi, ci sarebbe il dubbio che seccassi anche voi?

—Sciocco!—disse la signora Amalia arrossendo. E dopo questo complimento gli prese il braccio.—Andiamo. Venga, signor Michele.

Costui, pieno di stizza, le si mise a fianco e le bisbigliò all'orecchio:—Ci riparleremo.

Ella non rispose.

—Ha proprio la cera scura—pensò Gustavo.—Che fosse innamorato davvero di mia nipote? O che si siano intesi di nuovo con la Amalia? O che non ci possa perdonare la burla fattagli?—Erano tutte cose sulle quali egli non poteva chiarirsi finchè non fosse a quattro occhi con sua sorella.