Non tardarono a giungere dov'erano la Matilde ed Arturo.

—A proposito—disse il Martelli quando furono tutti vicini—bisogna, Arsandi mio, che spieghiate a vostro figlio da che originale abbiate tolto una mezza figura ch'egli ha visto nel vostro album, e che, a sentirlo, rassomiglia tanto a mia nipote.

Il signor Michele stette in forse un momento e poi disse:—Non c'è nessuna ragione di far misteri. L'originale è qui, la signora Amalia, venticinque anni fa, quand'io ero ospite de' suoi genitori.

Questa rivelazione non fece sorpresa ad alcuno dei presenti, tranne ad Arturo che non sapeva rendersi conto del come non vi avesse pensato. Ma la signora Amalia lo tolse d'imbarazzo.—Vede che cosa significa un periodo di venticinque anni. Per trovare una rassomiglianza bisogna passare alla seconda generazione.


La signora Amalia fu incrollabile nei suoi propositi. Ella non accordò più alcun colloquio particolare al cavaliere Arsandi, e volle ch'egli ed Arturo partissero nella giornata del domani. È però notissimo a tutti i conoscenti della famiglia e a tutti i curiosi del paese, che, dopo quindici giorni e dopo uno scambio assai vivo di lettere, tanto il padre che il figlio tornarono alla villa, ove Arturo e Matilde si trattano come due fidanzati. Molti indiscreti vogliono dare per cosa già stabilita anche il matrimonio fra il cavaliere Arsandi e la vedova Nottoli, ma la signora Amalia a chi gliene parla dice sempre che non v'è in ciò ombra di vero. È certo nondimeno che il professore Benvoglio lasciò la villeggiatura nel massimo furore e discorre delle signore Nottoli, di Gustavo Martelli e dei due Arsandi con acrimonia di letterato. Egli odia più che mai l'Inghilterra e vagheggia con passione sempre più viva l'ideale dell'antica Grecia. Si crede che egli stia per isposare la serva.

LO SPECCHIO ROTTO