Raimondi aveva lasciato dire per creanza, ma poi aveva dichiarato che la Giuseppina sarebbe morta di fame prima d’accettare un centesimo, che la proposta l’avrebbe offesa, ch’egli non avrebbe certo osato di fargliela.

E i due cugini s’erano guardati dall’insistere, contentandosi di esternare la loro ammirazione pel disinteresse che si riscontra talvolta dove meno si supporrebbe. A ogni modo si sarebbe potuto discorrerne di nuovo dopo la cerimonia.

All’ultimo momento l’avvocato Rizzoli pronunziò brevi ed acconcie parole in nome dei congiunti troppo turbati da compiere essi quest’ufficio pietoso; un altro signore aggiunse un saluto per parte degli amici, e la bara fu calata nella fossa. Allora, sul triste margine, risuonò un ululato di cane. Era Bibì. O come mai era capitata in cimitero? In che barca s’era nascosta? L’allontanarono a forza, volevano prenderla, ma essa sguisciò via fra le tombe. Sul tumulo si deposero parecchie corone, fra cui tre splendidissime delle famiglie Quaglia, Minucci e Rudeni. Poi altre strette di mano, altri sospiri e condoglianze e ringraziamenti, e il corteggio si sciolse.

— Caro Raimondi, — disse il barone James, quando fu presso alla riva del cimitero, — se avete moneta spicciola date un soldo a quel povero vecchio che tiene la gondola..... Io non ho più rame in tasca.

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La Giuseppina era venuta prima di tutti e aveva aspettato pazientemente in un’altra parte dell’ampio recinto. Se si fosse unita all’accompagnamento funebre l’avrebbero frustata come Bibì; ma già ella stessa non voleva unirsi a nessuno, voleva esser sola a pregare ed a piangere. S’inginocchiò sulla terra appena smossa, tolse di sotto alla mantiglia una semplice ghirlanda di semprevivi e la collocò fra quelle ghirlande sfarzose dai lunghi nastri di seta nera con ricami d’argento.... E pianse, e pianse, e pianse. E pregò pace a lui ch’era stato così buono, a lui che poche ore innanzi di morire aveva con la mano tremante scritto quelle due parole adorabili: Giuseppina mia. Perchè il misterioso foglio che aveva tanto sgomentato i parenti non conteneva di più.

Ed era questa l’eredità di Giuseppina.

Non l’unica però.

Ella credeva di esser sola e non era. Accanto a lei Bibì raspava la terra e guaiva. — O Bibì, povera Bibì! — esclamò la Giuseppina. — Tu gli volevi bene.

Se la prese in grembo e la portò via seco.