— Ha quasi furia di piantarci.... Eppure si persuada che il suo è stato un colpo di testa.... Una ragazza de’ suoi meriti avrebbe trovato non uno ma mille modi di vivere onoratamente a Venezia.... Adesso, si capisce, col colèra tutto è difficile.... ma non ha mica da durar molto questa maledizione.

Io ero troppo commossa da replicar nulla. Davanti alla gente faccio la disinvolta, dico che vorrei esser fuori di questo pensiero, giunta ormai alla mia destinazione; ma poi dentro di me provo un affanno, uno struggimento!...

Il professore fece un’osservazione giusta. Egli dichiarò che, secondo lui, con un po’ di buon volere si può trovarsi tollerabilmente dappertutto, giacchè noi portiamo in noi stessi il segreto della nostra felicità o infelicità.

— Dunque — domandò la signora Celeste — lei approva il partito preso dalla signorina?

— Non ho il diritto di approvarlo nè di disapprovarlo — rispose Verdani; — le auguro e spero ch’ell’abbia sempre a lodarsene.

Era un’idea cortese, cortesemente espressa. Ma noi siamo incontentabili. Avrei preferito che il professore mi biasimasse.... Perchè?... Non lo so neanch’io.


Giovedì, 10 giugno.

Grande scompiglio nelle vicinanze. C’è un caso di colèra in una calle che sbocca nella nostra. Una donna, moglie d’un gondoliere, fu colta iersera dai primi sintomi della malattia e oggi è in fin di vita. Non volle lasciarsi trasportare all’ospedale; quindi la posero sotto sequestro, isolata dal rimanente della famiglia. Il marito viene ogni tanto dal suo traghetto a prender notizie, e forse por ingannare il dolore è sempre ubbriaco, e urla contro il municipio, contro i signori e contro i medici; i figliuoli son dispersi per la strada, confusi con altri monelli della parrocchia. Noi sentiamo dalla finestra i commenti romorosi delle donnicciuole. Come il solito, l’inferma s’è procurata lei stessa il suo male. Ha mangiato questo, ha mangiato quello; un piatto d’insalata verde secondo siora Beta e una granseola secondo siora Barbara; ha camminato per la casa a piedi scalzi, ha bevuto sei bicchieri d’acqua di fila. Dopo di lei la colpa ce l’ha il dottore ch’è venuto tardi, che non le ha permesso di prendere il sal di canale ch’era la sua medicina ordinaria, indicatissima pei disturbi di visceri, che l’ha costretta a bevere alcune goccie di quel liquore denso, nerastro che chiamano laudano, che finalmente l’ha spaventata con quella maledetta denuncia e col sequestro.

La signora Celeste la quale finora non aveva mostrato d’esser paurosa, oggi è in un’agitazione estrema, un’agitazione che le fece persino andar di traverso la parrucca. Una scena comica nella sua violenza successe fra lei e il colonnello attraverso il buco della chiave. Ella pretendeva disinfettargli la camera e tenendo in mano una vaschetta d’acido fenico diluito nell’acqua picchiò due volte all’uscio del suo amabilissimo ospite.