— Sì, sì.
Mi mossi di là con un’impressione singolare nell’animo. Se v’è una figliuola buona, affettuosa, sollecita è certo l’Augusta; se v’è dolore sincero è il suo.... Eppure, o io m’inganno, o l’acerbità di questo dolore è temperata in lei da qualche gioia, da qualche speranza segreta; persino il suo viso pallido e smunto mi apparve oggi trasfigurato.... In collegio, rubiconda e fiorente, era proprio bruttina, più brutta di me che non sono una Venere; oggi, a’ miei occhi almeno, era bella, e giurerei che sarebbe tale anche agli occhi degli uomini.... Dicono che l’amore soltanto opera di questi prodigi; ch’ella ami, che sia amata?
A casa m’aspettava una gradita sorpresa. La Gegia mi consegnò un libro francese lasciatole per me dal professore Verdani. S’intitola: Le Caucase et la Perse, e ha un segno al principio del capitolo che tratta di Tiflis — Ne ho già scorso alcune pagine.... La descrizione che vi si fa del mio futuro soggiorno è meno sconfortante ch’io non credessi; tuttavia quanto stenterò ad avvezzarmici, quante volte fra quei Georgiani, quegli Armeni, quei Persiani e quegli Europei semibarbari correrò col pensiero al mio popolo arguto e gentile, al molle e melodioso dialetto delle mie lagune!
L’attenzione usatami dal professore mi fece molto piacere e ne lo ringraziai vivamente a ora di pranzo. — Non vale la spesa di ringraziarmi per così poco — egli disse: — se il libro non appartenesse alla biblioteca della Scuola, la pregherei di portarselo seco: però è libera di tenerselo fino al giorno della sua partenza.
Sarà una pura combinazione, ma è un fatto che, senza la Sereni, ce la passammo più allegramente. Il professore aveva dimesso ogni sussiego, e discorreva di tutto con la facilità e col garbo d’un uomo altrettanto ricco d’istruzione quanto scevro di pedanteria. Capisco che la sua timidezza è più apparente che reale; è la timidezza d’un uomo non avvezzo a perdere il suo tempo nei salotti eleganti, nè a sciupare il suo ingegno nelle giostre di spirito. Dev’essere un insegnante modello; ha la parola chiara, sobria, precisa, di quelle che scolpiscono l’idea....
Verso di me egli fu cortesissimo anche oggi, e nell’ipotesi assai verosimile ch’io vada a imbarcarmi a Trieste per evitare le quarantene, mi offerse una lettera per un parente di sua madre che abita in quella città e potrebbe venirmi a prendere alla stazione e accompagnarmi fino a bordo del vapore del Lloyd, e raccomandarmi in particolare al capitano.
— Bah! — disse la signora Celeste, — io spero che la nostra Elena resti con noi.
— O come? — esclamai.
— Giurerei che suo fratello ha mutato idea.... Vede che non le scrive ancora.
— Cioè la lettera non può essere ancora arrivata — io soggiunsi. — Se mutasse idea sarei in un bell’impiccio.... Dopo aver preso una risoluzione di questa natura, il meglio è di poterla mandar presto ad effetto.