Evidentemente Verdani era sulle spine, e pare che la signora Celeste se ne sia accorta, perchè fece segno alla Giulia di smettere. Allora la ragazza chinò in atto verecondo gli occhi sulla zuppiera e si risolvette a mangiar la minestra.

La Giulia Sereni, ch’è direttrice d’un giardinetto froebeliano, deve aver circa la mia età, piuttosto meno che più, e non è mica brutta, tutt’altro; anche di modi, quando la si trova a tu per tu, è simpatica; ma se c’è gente ha il vizio di voler far la ruota come il pavone. Sarà forse un vizio comune. Noi usiamo montar sui trampoli per parere più alti.

Secondo me, la Sereni sbaglia strada, ma non c’è dubbio ch’ella aspira a far colpo sopra ogni nuova persona che le accade incontrare. Studia i movimenti, le parole, i sorrisi, e non si lascia sfuggire nessuna opportunità di mettere in mostra il suo mediocre corredo di cognizioni. Oggi ha ripetuto a sazietà che non c’è al mondo un gusto maggiore di quello d’istruirsi, e ha soggiunto, guarda che combinazione! che a lei sarebbero piaciute immensamente le matematiche.... se il coltivarlo non fosse stato superiore alle forze di una donna.... Ma quei risultati positivi, quella certezza assoluta....

Il professore che fino a quel momento aveva taciuto gettò dell’acqua fredda su questa fiamma d’entusiasmo. — Eh, cara signorina, i recenti progressi della scienza non ci permettono più nemmeno di esser sicuri che due e due fanno quattro.

Non so se Verdani volesse scoccare un epigramma alla sua interlocutrice o alla scienza; so che la Giulia ne rimase un po’ sconcertata e che la signora Celeste colse il destro per tirare il discorso sopra un tema più alla portata della propria intelligenza. E deplorò la stramba idea che m’era venuta di andar tra i selvaggi, in un paese di cui ella non riusciva mai a rammentare il nome.

— Tiflis. Tiflis — saltò su la Sereni, beata di alludere per incidenza alla Colchide, al Vello d’oro, agli Argonauti, a Giasone e a Medea e di fare altre citazioni erudite per uso del professore che parve divertirsene mediocremente. Allora la nipote della mia padrona di casa lasciò la mitologia per la didattica e domandò l’opinione di Verdani sul metodo Froebel.... Ma Verdani confessò che il metodo Froebel lo conosceva appena di nome.

Se, come io mi son fitta in capo, la Sereni, d’accordo con la zia, considera il professore quale un marito possibile e s’adopera per conquistarlo, bisogna convenire che le prime avvisaglie non furono fortunate. Vedremo in seguito.... Che la Giulia sia una donna adattata pel professore, questo no e poi no. Del resto, a me la cosa non deve importare nè punto, nè poco; anzi se la Sereni riesce a sposarsi ne sarò contentissima per lei.... Ne ha tanta voglia!


Mercoledì, 9 giugno.

Oggi sono passata a informarmi d’una vecchia amica di mia madre, la signora Della Riva, ch’è malatissima. Mi ricevette la figliuola, l’Augusta, un’altra delle mie condiscepole. Povera Augusta! Son quindici notti che non va a letto, son quindici notti che lascia appena per pochi minuti la camera di sua madre. E non c’è speranza, pur troppo, non si tratta che di prolungare la vita per alcuni giorni, forse per alcune ore. Nel dirmi così, l’Augusta appoggiò la testa sulla mia spalla, e mi ricordò il tempo in cui le nostre due mamme, sane e robuste tutt’e due, ci conducevano insieme ai Giardini. Anche la mia amica resterà molto sola; non ha che un fratello il quale viaggia spessissimo per affari. È vero ch’ella crebbe al fianco di questo fratello, è vero ch’ella lo conosce a fondo, è vero ch’ella non lascia il proprio paese.... Il suo caso è ben diverso dal mio. All’annunzio della mia prossima partenza pel Caucaso, ella non potè trattenere un’esclamazione dolorosa. — Fin laggiù te ne vai! — Tu non ci anderesti? — io chiesi. Ella rispose con enfasi: — Con un uomo a cui volessi bene, andrei fra gli Ottentotti, ma se no.... — S’interruppe, e temendo di essere stata troppo brusca, troppo recisa, soggiunse: — A ogni modo, chi sa? Bisogna trovarsi nelle circostanze.... Ci rivedremo, non è vero?