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La passeggiata di beneficenza iniziata dalla Società del Bucintoro fu oggi una distrazione in mezzo alle tristezze dell’epidemia. I soci, giovani tutti, erano divisi in squadre, e annunziati da squilli di tromba percorrevano, tra un aquazzone e l’altro (poichè il tempo era piovoso), i vari sestieri della città. Li percorrevano per terra e per acqua nei loro agili battelli che paiono fatti apposta per insinuarsi nei meandri de’ nostri rii. Allo squillo delle trombe la gente s’affacciava alle finestre, usciva sulla strada, e chi dava del danaro e chi qualche oggetto di biancheria e di vestiario; anche dalle abitazioni più povere i bimbi e le donne portavano il loro soldo. Curiosa popolazione! Altrettanto pronta a donare quanto a stender la mano!
Allorchè i questuanti passarono da noi, il colonnello Struzzi non era in casa. Non era nemmeno in paese; era a Padova per non tornare che alla sera con l’ultima corsa, a pagliacciata finita, come egli disse alla Gegia.
Lunedì sera. 7 giugno.
Mi pare che la signora Celeste avrebbe dovuto avvisarmene. De’ suoi tre inquilini io son la sola ch’ella tiene ordinariamente a dozzina, ma oggi c’era a desinare con noi anche il professore Verdani, e sembra che ci sarà per tutto il tempo che dura il colèra.
La signora Celeste, che ha una tenerezza particolare pel giovine matematico, non capiva in sè dalla gioia. — Ce n’è voluto — ella diceva scodellando la minestra; — ce n’è voluto a persuadere il nostro professore a cambiar per qualche settimana i suoi pranzi di trattoria con un po’ di cucina casalinga.... E scommetto che non se ne sarebbe fatto nulla senza le inquietudini della sua mamma.... Per me, lo confesso, oltre che l’onore, è una grande soddisfazione.... Quell’altro di là.... — e la signora Celeste alludeva al colonnello — quell’altro di là se vuol crepare che crepi.... Anzi, non lo vorrei alla mia tavola per tutto l’oro del mondo.... Un accattabrighe, un basilisco....; ma il nostro professore è una perla e lo considero uno di famiglia....
— Grazie, signora Celeste, grazie — biascicava il professore sforzandosi invano di porre una diga a quel torrente di parole.
La signora Celeste si appellava a me, si appellava a una sua nipote ch’è spesso sua commensale e ch’era stata invitata da lei anche oggi. Noi potevamo testimoniare s’ella aspettava che il professore fosse presente per discorrere di lui in questi termini.
Io che non amo queste interpellanze a bruciapelo me la son cavata con qualche monosillabo, ma la Giulia Sereni (ch’è la nipote) spiegò una parlantina maravigliosa tanto per confermar le cose dette dalla zia quanto per aggiungerne altre di suo.... Anch’ella aveva una grande ammirazione pel professore, una così brava persona e così modesta... Una persona di cui non si sentiva dir che del bene da tutti.