Gualtieri aggrottò alquanto le ciglia e fu a un punto di rispondere con un rifiuto. Ma c’era in viso dell’Amelia una preghiera così umile, così calorosa, che egli non ebbe cuore di affliggerla, e fece un cenno d’assenso.
— Come sei buono, babbo mio! — gridò la giovinetta ribaciandolo con effusione.
— Troppo buono, — egli sospirò. — Va.... va.... Ti raggiungo subito.
Ritirò la chiave dal cassetto dello stipo e la ripose in tasca. Un rossore intenso gli colorava le gote; egli sentiva che sua figlia aveva indovinato gran parte del suo segreto.
LA BAMBINA.
Era nata in meno di sette mesi costando la vita alla sua povera mamma che aveva appena avuto il tempo di darle un bacio e di chiamarla col nome prestabilito: Maria. E anch’ella, la bambina, fu per più settimane attaccata ad un filo; anzi la levatrice e i parenti dicevano che non poteva campare e preparavano il padre alla nuova sventura. Nè l’impresa era troppo difficile. Alberto Rinucci, giovine, ricco, elegante, in mezzo al suo dolore per la sposa perduta, per la figlia che andava spegnendosi, sorprendeva negli intimi recessi del suo animo un fondo di rassegnazione egoistica di cui arrossiva ma sul quale non poteva a meno in certi momenti di riposarsi; diceva a sè stesso che aveva adempiuto a ogni ufficio di buon marito verso la moglie ma che in fin dei conti questa moglie egli non l’aveva mai amata appassionatamente; diceva che l’affezione dei padri verso i loro figliuoli principia più tardi assai di quella delle mamme e che l’infelice creatura venuta al mondo per languire e per soffrire non avrebbe, dileguandosi adesso, aperto una piaga insanabile nel suo cuore. Gli balenava agli occhi, e per quanto volesse cacciarla tornava insistente, la visione di una vita riafferrata sotto auspici più lieti; forse la libertà dello scapolo così bella a meno di trent’anni; forse un nuovo matrimonio, un’altra donna al suo fianco, intorno a sè altri figliuoli vigorosi e fiorenti.
Il medico intanto, infatuato nell’idea di fare un mezzo miracolo, consacrava lunghe ore alla piccina ch’egli non voleva risolversi a dare per ispacciata. L’aveva fatta involgere nel cotone, regolava la temperatura elevatissima a cui la si doveva tenere, sorvegliava l’allattamento artificiale, usava insomma di tutti gli espedienti che la scienza suggerisce e la sollecitudine rende efficaci. In capo a due mesi egli disse a Rinucci: — È salva.
Sulle prime si accolse l’annunzio con qualche scetticismo; poi fu forza arrendersi all’evidenza; la bambina viveva. Il padre cominciò a volerle bene, a chinarsi sulla sua cuna, a prenderla in collo, a baciarla. Un giorno ella gli sorrise, e con quel sorriso finì di conquistarlo. Il club, i teatri, la società ch’egli s’era rimesso a frequentare non lo allettavano più come una volta: gli accadeva sovente di lasciar a ora insolita gli allegri ritrovi per esser più presto a casa e per assicurarsi che la sua Maria dormiva tranquilla. Anche le donnine belle non esercitavano ormai sopra di lui che un fascino fuggitivo; lo spaventava l’idea d’ogni legame durevole, non voleva più sentir parlare d’un secondo matrimonio. Gli pareva che la sua Maria, la quale si era messa a spasimare per lui gli dicesse: — Non darmi rivali: devi appartenermi tutto quanto. Le cameriere, le governanti, le zie, le cugine non mi bastano; ho bisogno di te; non sono come l’altre bambine, io.
No, effettivamente ella non era come le altre. Nessuna grave infermità era venuta a colpirla durante la puerizia; era passata illesa attraverso un’epidemia difterica e un’epidemia vaiolosa che avevano mietuto centinaia di testoline bionde. Ella era risparmiata dalle malattie, ma era così esile e mingherlina da far credere che un soffio di vento dovesse abbatterla, era così pallida e trasparente da non potersi capire come il sangue scorresse nelle sue vene. Aveva messo i denti più tardi del solito; più tardi del solito aveva cominciato a parlare e a camminare. Ogni minimo sforzo l’affaticava, come se avesse portato seco una grande stanchezza che nessun riposo successivo giungeva a vincere. Il medico che aveva fatto il primo miracolo di tenerla in vita non sapeva fare il secondo di renderla uguale ai suoi coetanei. Aveva perduto anch’egli la balda sicurezza d’un tempo; alle trepide interrogazioni del padre rispondeva con mezze parole, con frasi che non impegnano. — Eh, lo sviluppo è lento, ma vizi organici non ce ne sono.... Speriamo.... Col ferro, con l’olio di merluzzo, coi bagni di mare, con la ginnastica, con l’aria di montagna.... — Il guaio si è che lo stomaco della piccola Maria non sopportava nè il ferro, nè l’olio di merluzzo; che i bagni di mare la infiacchivano; che le sue gracili membra non erano fatte per la ginnastica, che le sue gambe sottili non resistevano alle passeggiate in montagna.
Anche la statura cresceva appena sensibilmente e mostrava sempre molto meno della sua età. Continuava a parere una bambina; la bambina, dicevano, accennando a lei. Era questa per suo padre una grande mortificazione; eppure egli non avrebbe voluto che la chiamassero in altro modo; qualche volta a sentirsi domandare: Come sta la bambina? egli s’illudeva, dimenticava ch’era passato il tempo di chiamarla così.