— Signor colonnello.... Faccia il piacere.
E la signora Celeste tentò girare la gruccia dell’uscio.
Ma il colonnello si precipitò alla difesa, tuonando come tutta una batteria di cannoni: — Vada via, e presto, o vengo fuori io col revolver....
— Madonna Santa, aiuto! — gridò la signora Celeste sbigottita. — E corse a rifugiarsi nella mia stanza, tacciando cader la vaschetta dell’acido fenico che si sparse pel corridoio e avrà certo distrutto una quantità immensa di microbi.
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Quest’episodio, illustrato dalla signora Celeste con gran lusso di gesti e suoni imitativi, fece le spese del pranzo, e tenne di buon umore anche il professore Verdani. Però a due riprese la nostra padrona di casa trovò che si scherzava troppo sul pericolo ch’ella aveva corso. E il pericolo durava sempre, poichè, il colonnello era suo inquilino, e un giorno o l’altro poteva saltargli il ghiribizzo di compier davvero un eccidio.... D’altra parte ella non osava licenziarlo.... Era un uomo capace di non voler andarsene con le buone, e allora? Ah chi le aveva messo in casa il colonnello Struzzi le aveva fatto un bel servizio!... È vero che pagava puntualmente e pagava bene.... ma tant’era dar alloggio a Satanasso in persona!
Foss’effetto dell’emozione della giornata o d’altro, subito dopo desinare la signora Celeste principiò a piegar la testa sul petto e a chiudere gli occhi, e non tardò ad addormentarsi profondamente sulla seggiola. Ell’era in questo stato quando la Gegia entrò con la macchina da caffè.
— È peccato svegliarla — diss’io a bassa voce. — Il caffè lo farò io stessa. Chi sa che intanto non si desti da sè.... Si fida della mia abilità? — chiesi al professore.
— Per bacco! — egli rispose celiando; — vuole che non mi fidi?
— Già, lei non se ne intende, — soggiunsi nel medesimo tuono. — Uno scienziato...!