— Credevo di non credervi.
— E avete mutato opinione?
— Sono problemi gravi.
— Ah Teofoli, — disse la Serlati con uno di quei bruschi passaggi di cui le donne hanno il segreto, — che ce n’è delle nostre conferenze di filosofia, del nostro Spinoza, del nostro Darwin, del nostro Spencer?
— Cara contessa, — ribattè il professore, — sa bene che dal canto mio....
— Lo so, lo so, non è colpa vostra.... Ma vedete voi pure se ho un momento di quiete.... V’avevo anche promesso di venir a vedere le fotografie di quegli omenoni nel vostro studio.
— Magari venisse! — proruppe Teofoli. — Non ardisco sperarlo.
— Avete torto.... Forse sarei venuta se non temessi di esser morsicata dal vostro Cerbero.
— Che Cerbero?
— La vostra governante, la vostra cuoca, quello che è insomma.