Teofoli non osava confessare che dacchè l’aveva conosciuta non aveva lavorato un giorno solo di lena.

— Male! — sentenziò con gravità la contessa. — Bisogna venirne a capo presto. Siete già un uomo celebre, ma quel libro assoderà in modo definitivo la vostra riputazione.

Il professore ch’era ritto dietro a lei si chinò adagio adagio fino quasi a sfiorarle con le labbra una ciocca di capelli che le svolazzava sulla nuca, e susurrò: — Le preme dunque la mia riputazione?

Ella si voltò bruscamente. — Mi avete fatto paura. Sì che mi preme..... Ma perchè me lo domandate con quell’aria lugubre, sepolcrale, come d’uomo che mediti un delitto?

Anche questa volta i modi della Giorgina lo sconcertarono. Era lì lì per aver coraggio e non l’ebbe.

— Ebbene, Teofoli, — ella disse alzandosi in piedi; — non vi lagnerete di me.... Ho mantenuto la mia promessa, son venuta a trovarvi a rischio di far nascere chi sa quanti pettegolezzi.... e adesso vado via.... Ma dov’è Darling?

— Va via.... così! — esclamò il povero professore.

— Come volete che vada?... Se sapeste quante cose ho da fare.... Ma dove diamine è Darling?... Darling, o Darling.

La cagnetta, che s’era rifugiata di nuovo sotto lo scaffale, cacciò fuori il muso dal suo nascondiglio e volse in giro gli occhi spauriti.

— Ha ancora la tremarella alle gambe, — notò la Giorgina. — L’eroismo non è il suo forte.... Andiamo, Darling.... Non ci son più pericoli.... Qua, qua.