Messo così fra l'uscio e il muro, sfido io a risponder di no. I paladini della sincerità ad ogni costo mi fanno una rabbia da non dirsi. Se a questo mondo si dovesse spiattellare tutto quello che si pensa, io credo che non vi sarebbe cittadino, il quale potesse passar ventiquattr'ore senza essere picchiato. Non nacqui con la voluttà del martirio e debbo umilmente riconoscermi reo di alcune piccole transazioni. Non mai a fine inonesto, lo giuro; non mai una lusinga mi fruttò onori o ricchezze. Detto ciò a scarico di coscienza, tiro innanzi.
— Il signor Meravigli si è bene apposto, — io risposi, mettendo insieme una frase cruschevole per essere all'altezza della situazione. — Se la signora Romilda volesse aver la bontà.... —
La signora Agnese dopo i primi complimenti era rimasta muta come un pesce. In quel momento però ella stimò opportuno di rompere il ghiaccio. Avvicinò la sedia a quella della Romilda, e, passandole un fazzoletto sulla fronte, uscì in queste parole:
— Mi sembra che tu sei....
— Sia, — disse Romilda.
— Che tu sia un po' sudata, — continuò la signora Agnese senza scomporsi. — Sarebbe forse meglio che ti leggessi più tardi....
— Tu, — proruppe la giovinetta con mal celata impazienza.
— Per esempio, dopo pranzo.
— Sì, sì, — esclamò il signor Meravigli, — è verissimo; adesso fa troppo caldo. Dopo pranzo ci sarà anche qualchedun altro.
— Fate voi, — disse Romilda. — Del resto son cosine, sa. Fu troppo buono il.... (e pronunziò il nome d'un altro letterato), il quale me ne scrisse quasi entusiasticamente. Anzi credo d'aver la lettera nel taschino del vestito. —