— Certo che bisogna saperlo esercitare, bisogna metterci dentro qualche cosa che non sia il vile interesse. —
Guardai attentamente il signor Osteolo. Egli non mi aveva aspetto di filantropo.
— Posso dire senza ostentazione — continuò questo negoziante modello — che negli affari ho sempre cercato piuttosto il decoro che l'utile. Avrei potuto ritirarmi da molto tempo, chè, grazie al cielo, una discreta fortuna l'ho messa da parte; ma (che vuole?) l'idea di giovare al paese, di dare un buon esempio, mi ha consigliato a restare. Sono così pochi quelli che lavorano in Italia! E glielo assicuro in coscienza mia, quando vedo altre case che sorgono e mi contrastano il terreno, non ne ho dispiacere: tutt'altro. Purchè lo facciano con delicatezza, con onestà, sarei io il primo a stringer loro la mano, dicendo: — Bravissimi! Ben fatto, per Dio!... Sono così; non c'è merito alcuno, ma sono così. —
E nel pronunziare queste parole apparve tanto commosso della propria bontà ch'io sono sicuro che, se un uomo potesse baciar sè medesimo, il signor Osteolo in quel momento si sarebbe baciato con la massima effusione.
— Del resto il signor Romoli sa s'io faccio quanto posso per favorire i veri ingegni. —
Il signor Romoli s'inchinò in atto di approvazione, dicendo: — Così fossero tutti!
— Le mie occupazioni mi conducono in giro per la provincia, e posso assicurare che non v'è caffè dei villaggi vicini ch'io non abbia associato alla Rinnovazione intellettuale. Il giornale è buono, tende a rialzare la moralità e l'intelligenza pubblica; dunque va diffuso: questo è il mio ragionamento. E se ciò mi costa qualche sacrificio pecuniario, sia pure. Non dobbiamo tutti sacrificarci pei nostri simili? E poi, sono fatto così; non c'è merito, ma son fatto così. —
E il signor Osteolo e il signor Romoli si diedero una stretta di mano tanto vigorosa, che al negoziante scivolò di tasca un piccolo involto di carte.
— Scommetterei che sono fogli di pensione comperati al cinquanta per cento, — mi bisbigliò all'orecchio il dottor Trigli che stava ritto dietro la spalliera della mia seggiola.
La malignità umana è pur grande. Ecco un uomo che io mi sarei dipinto come un martire del lavoro e della benevolenza, se il ghigno amaro di Mefistofele non fosse venuto a cacciarsi tra me e la mia visione e non le avesse dato di botto le linee poco seducenti di uno strozzino.