Se il lettore è un poco filosofo non istupirà che il signor Toniotto Meravigli, dopo aver legato alla seggiola il signor Alieni, voglia anche fargliene pagare le conseguenze, perchè queste son cose che si vedono tutti i giorni.

Quanto al signor Alieni, egli, crescendo in mansuetudine con le circostanze, dice:

— Lo lasci stare, caro Antonio, lo lasci stare, non è stato lui, credo d'essere stato io medesimo; sono tanto sbadato!... —

Ma il signor Antonio non abbandona la preda, e, anzi, chiedendo licenza, passa avanti di tutti, e porta il delinquente fuori di stanza, rincarando la dose con alcuni scappellotti, che però strappano appena un sordo muggito alla vittima.

Romilda si copre gli occhi con la mano per non vedere questa vergogna domestica, e il signor Romoli osserva che, se i ragazzi fossero educati col metodo suggerito dal suo discorso, non accadrebbero siffatte cose.

Siamo a tavola. Ho alla mia destra Romilda e dall'altra parte il signor Osteolo. Il professore Romoli è alla destra della poetessa ed ha per vicino il farmacista Storni. La nobile signora Prassede Altamura è fra lo Storni e il pretore. Dirimpetto a noi sta la signora Agnese, avente per suoi cavalieri da un lato il capo stazione, dall'altro il dott. Trigli. Segue il personaggio, il quale nel colloquio col signor Romoli aveva dichiarato che così non si può andare innanzi e che seppi chiamarsi il signor Falco. La ragazza Meravigli, la cui fisonomia mi riesce sempre più simpatica, è fra questo signore e suo padre. Il signor Alieni è invece alla sinistra del capostazione, e l'idea di essere a tavola lo ha trasfigurato. Egli si frega lo mani in silenzio dopo di aver passato un lembo del tovagliuolo sotto il colletto. Il signor Antonio, che, come si addice al padrone di casa, è a capo di tavola, si trova cinto e quasi nascosto da monti di piatti e zuppiere d'ogni dimensione.... Vedo un posto vuoto a breve distanza da me e quasi in faccia al signor Alieni. La spiegazione non si fa attendere. Entra in salotto da pranzo la Caterina (che è la fantesca di nostra conoscenza) e chiama la signora Agnese. Quella si alza e viene a confabulare con l'autorità culinaria della casa. Sono a pochi passi da me e colgo questo dialogo:

— Signora, Toniotto ha già rovesciato due casseruole, pensi adunque che cosa si deve farne, perchè in cucina non lo voglio sicuramente. —

Il signor Meravigli è chiamato a consulta. Egli tira fuori il capo dalla selva dei piatti che lo nasconde agli sguardi umani, e, pur dispensando la minestra alla Maria, vispa contadinotta che serve a tavola, rivolge la sua attenzione al grave problema. La signora Agnese parla il dialetto, e usa frasi poco parlamentari verso il turbolento figliuolo, piaga della sua vita.

— Che c'è da fare? — dice il signor Meravigli, alzando un po' troppo il cucchiaione della minestra, mentre la Maria avvicinava la zuppiera per evitare disgrazie. — Che c'è da fare? Mettiamolo pure a tavola, ma che sia buono. —

Detto ciò, il signor Meravigli padre uscì della stanza per rientrarvi col signor Meravigli figlio tirato per un orecchio. A quanto pare, quest'è precisamente il manico dell'ultimo rampollo della famiglia.