— Ma sono io che l'ho pregata di starmi vicino; è un mio gusto.
— Romilda fece una smorfia, come volendo dire: — Un gusto scipito! —
Intanto il signor Meravigli chiudeva la finestra dietro alla poetessa, affinchè il fresco non le facesse male, e la signora Agnese le porgeva un quaderno, rasciugandole col fazzoletto i sudori della fronte, e dicendole:
— Fai a pianino, cara, non investirti troppo. —
Romilda fe' un gesto di languido assentimento, e prese il quaderno.... Ci siamo!... Ma le mancava ancora qualche cosa.
— Toniotto! Eloisa! — ella gridò in tuono imperativo — datemi lo sgabellino che è lì in quel cantuccio. —
Prima che i nominati potessero muoversi, l'ordine era stato eseguito dai signori Romoli e Osteolo, slanciatisi sulla preda con nobile gara.
— Disutilacci! — sclamò Romilda rivolgendosi al fratello e alla sorella — Disutilacci! O che non potevate muovervi voi? Come siete tardi! Non si direbbe che ci corre lo stesso sangue nelle vene. —
Eloisa chinò il capo senza rispondere. Si capiva ch'ella era avvezza a queste rampogne e che stimava inutile ogni tentativo di giustificarsi.
Ts! ts! ts! La declamazione ha principio.