— Bravo; questo è parlar bene.... Solamente desidererei sapere una cosa. Che pensa ella in massima del matrimonio?

— Ah! — risposi accomiatandomi — applico a mio modo un noto proverbio arabo e dico: Il matrimonio è di argento, e il celibato d'oro.

— Eppure io la convincerei.... —

Non intesi altro, perchè ero già salito in un vagone.

— Signor cavaliere! signor cavaliere! — gridò una voce di fuori, quand'io avevo già preso il mio posto fra un ecclesiastico e una donna di colossali dimensioni.

Chiesi licenza e mi affacciai alla finestra. Era il capo stazione che aveva riacquistata la padronanza di sè medesimo, e non parlava più in francese.

— Mi permetta in primo luogo ch'io la saluti, — egli disse, — poi che le consegni il suo sacco da viaggio e il suo ombrello ch'ella aveva dimenticato, e lasci per ultimo ch'io le dia da parte del professore Romoli questo piego. Buon viaggio, perchè il convoglio si muove. —

Sul piego c'era incollato un biglietto di visita con la seguente leggenda: «Il professore Augusto Romoli si permette di accompagnare al signor cavaliere Fausto Guarleni cinquanta esemplari del suo discorso Sulla rinnovazione intellettuale in Italia, pregandolo di volerli dispensare alle persone che crederà più opportune. Con molte scuse e ringraziamenti.»

Seccatore! Sedetti di nuovo, e presi sonno. E, dormendo, la mia fantasia mi ricondusse al tugurio di Brigida, al suo bambino, e alla buona Eloisa.

Sono ormai scorsi quattro mesi, e confesso ch'io m'ero quasi dimenticato di questa mia gita. Ma iersera mi capitò una letterina col bollo di X***. Era scritta con molta concisione e con bella calligrafia, e suonava così: