— Oh! s'immagini, padroncina.... — rispose la povera donna; poi, abbassando la voce in modo che la Matilde non la sentisse, soggiunse: — Tutto sta che questi qui di casa mi vogliano. La signora Clara mi pare una certa donna....
— Zitta, Filomena, — interruppe l'Angelina, mettendole il dito indice sul labbro e guardandola con un tuono fra la preghiera e il comando.
— Basta, basta, voglia il Signore ch'ella si trovi bene; — borbottò l'altra. E, rinnovati gli amplessi, si avviò verso l'uscio singhiozzando, non senza notare in cuor suo che l'armadio non teneva perfettamente il mezzo della parete, che il letto sarebbe stato meglio dalla parte opposta, e che il pianoforte era due dita troppo distante dal muro.
II.
Ora, per istringere conoscenza con altre due persone della famiglia Mauri, andremo nel salotto, dal quale abbiamo visto uscir poco fa l'Angelina. Lettore, non t'è mai accaduto di studiare le relazioni che esistono fra l'addobbo d'un quartiere e la gente che vi abita? Il color delle stoffe, la natura delle litografie che pendono dalle pareti, la qualità dei gingilli che ornano le étagères, non t'hanno mai parlato allo spirito, non t'hanno aiutato a proferire un giudizio sui padroni e soprattutto sulle padrone di casa? Fa ora il conto di venir meco nel salotto da pranzo di casa Mauri, e di vedervi un sofà di damasco giallo a rabeschi vicino a sedie di lana violetta; cortinaggi bianchi a festoni color del mare, che danno alla stanza l'aspetto d'un uomo con gli occhiali verdi; un camminetto con sopra due candelabri di bronzo e una statuina di terra cotta rappresentante un arciere svizzero; e tutto all'intorno in certe cornici di legno, alle quattro dita, i ritratti di re Vittorio e del Garibaldi accomunati con quelli di Sua Santità, di monsignore reverendissimo vescovo della diocesi, e della celeberrima Diana di Poitiers: e poi dimmi se ti pare che la signora Clara Mauri abbia ad essere una donna assestata. Che se poi ti cadono sott'occhio i bicchieri grandi e piccini, e le stoviglie, messe in mostra nella credenza, e le massiccie posate d'argento che fanno sfoggio dì sè sulla tavola preparata accanto a tovagliuoli, i quali sembrano fregiati dell'Ordine della Giarrettiera, non potrai a meno di esclamare: — Qui ci dev'esser danaro, ma non ci sono abitudini di eleganza e di buon gusto, ma la ricchezza non ha dirozzati gli spiriti. —
Vedi, lettore, come siam poco compiti! Abbiamo esaminato con una curiosità minuta tutte le suppellettili della stanza senza por mente a due donne che, sedute l'una di faccia all'altra ad un tavolino da lavoro, sono occupate caritatevolmente a dir male del prossimo.
La signora Clara Mauri, ch'è la più attempata tra le due, è una portentosa mole di femmina. A cominciare da' capelli, che, tra suoi e non suoi, le fanno una montagna sulla fronte, per finire col piede che voluttuosamente riposa sopra un piumino, tutto è in lei grandioso, sovrabbondante. Il singolare si è che con questa esuberanza di forme la signora Clara si è fitta in capo di essere romantica e sovente trae profondi sospiri dal petto, il quale in siffatti suoi eccessi di sentimentalismo si contrae e si gonfia a guisa d'un mantice, producendo una rivoluzione nelle numerose pieghe del vestito ch'ella vorrebbe liscio e aderente alle membra come una buccia di cocomero, e che invece per colpa della sarta è sempre ondeggiante come Il fogliame d'un cavol fiore. La signora Clara è incrollabile nella convinzione di aver trentacinque anni e ama far cadere il discorso su questo argomento, e dice con aria compunta: — Non son più giovane; ho trentacinque anni. — Per mantenere le proporzioni di età, la Nella, che è la primogenita della famiglia, ha dovuto arrestarsi sui diciotto, con grande stupore della Matilde, la quale non sa intendere come in un paio d'anni ella diverrà coetanea della sorella maggiore, e con non meno grande meraviglia del signor Bernardo, che s'avvede d'esser solo a invecchiare nella casa. La signora Clara a' suoi tempi poteva passare per una bella donna. E invero il signor Bernardo che, mingherlino com'era, amava le femmine massiccie, l'aveva presa proprio per inclinazione. A sentir le male lingue, quel suo matrimonio era stato fatto honestatis causa, e per dare un editore responsabile a certa bambina che s'era presa la libertà di nascere senza il consenso de' superiori; ma noi non porgeremo benevolo ascolto alla maldicenza. Comunque sia, la Nella, ch'era appunto la bambina in discorso, si è ormai posta in regola col Codice civile, e queste investigazioni sul passato son vere indiscretezze. La Nella che, ufficialmente, ha 18 anni, ne conta invece 23 sonati ed è una ragazza tutta smorfie e caricatura, sempre a due dita dallo svenimento e dalle convulsioni, alta, smilza, pallida, di fisonomia piuttosto poco simpatica che brutta. È bionda, cogli occhi un tantino cisposi, e una bocca così grande che par la linea dell'equatore. Del resto con un po' di buona volontà si potrebbe metterla fra le donne passabili, se l'affatturato di ogni sua posa e d'ogni movenza non disgustasse profondamente. Tra madre e figliuola regna un accordo perfetto, in ispecie quando si tratti di dichiarare che nessuno le uguaglia in delicatezza di sentimenti.
— È fredda, anzi freddissima, — esclamava con accento convinto la signora Clara. — Io nelle sue condizioni avrei preso una malattia di tre mesi....
— E poi — rispondeva in tuono compunto la figliuola — anche con noi non ti pare che dovrebbe essere più espansiva? Vedersi accolta con questa premura!... Invece appena risponde, appena ci guarda.
— Ma se non ha nemmeno notato ch'io mi son vestita a bruno da capo a piedi per andarle incontro.