VIII.

Due giorni dopo, una delle migliori discepole dell'Angelina la trascinava quasi a forza in un suo luogo di villeggiatura, poco discosto dalla città, affinch'ella vi passasse una settimana. L'Angelina non soleva accettare nessuno de' mille inviti che le erano fatti: ma questa volta le istanze furono sì vive, che il rifiuto le sarebbe parso troppo scortese. La famiglia della sua amica villeggiava in una tenuta con vaste adiacenze, e nel visitarne lo varie parti l'Angelina corse tosto col pensiero alla descrizione che dei suoi poderi le avea fatta Vittorio. Anche qui v'erano le ampie praterie cinte da lunghi filari d'alberi, anche qui le sale spaziose per l'allevamento del baco da seta, anche qui la cascina col continuo andirivieni delle gaie contadinelle. E quella vita sempre operosa, eppur sempre tranquilla, della campagna le piaceva fuor di misura, e senza volerlo ella andava dicendo a sè stessa, che ove si fosse dato il caso improbabilissimo che si avverasse un certo suo sogno, avrebbe avuto campo di far mostra della sua attività e delle sue abitudini massaie. Allorchè queste idee le frullavano pel capo, ella diventava riflessiva e meditabonda, e la sua scolara, vispa fanciulla di 14 anni, che le faceva da Cicerone, e ora la conduceva nel tepidario, ora sulle sponde della riviera artificiale che attraversava il giardino, ora nel boschetto d'acacie che fronteggiava la strada maestra, non sapeva intendere la distrazione di lei e delicatamente gliene moveva rimprovero. Ella risentivasi a guisa di chi si desta di balzo, e sorrideva delle proprie fantasie. Pure quei pochi giorni le trascorsero rapidissimi e deliziosi. Alla vigilia della sua partenza, il fattorino della posta le recò una lettera della Matilde, che le mise nell'animo una curiosità mista d'inquietudine. La lettera suonava così:

«Angelina mia cara,

«Vo contando le ore e i minuti che passeranno prima del tuo ritorno, giacchè puoi immaginarti che vuoto ci sia in casa nostra quando ci manchi. Ho visto il povero babbo bussare due volte all'uscio della tua stanza, non ricordandosi più della tua assenza, e venirne via tutto sconcertato. Egli ti tiene in conto di sua figliuola.

»E di me che dovrò dirti, cara Angelina? Sai ch'io ti voglio più bene che a una sorella, e per questo serbo a te la prima confidenza d'una grandissima novità.... una confidenza che non ebbero da me nè il babbo, nè la mamma, nè nessuno al mondo. È vero che fo fondamento sul tuo aiuto!... Sei stata tante volte il mio angelo tutelare, che tal sarai certo una volta di più. Debbo dirti di che si tratta?... Ma no, ma no. Vi sono cose che vengono più facilmente sul labbro che sulla penna. Dunque a domani.

»Io non so se mi sia malinconica o allegra. È un misto curioso. Ora vedo tutto bello, ora grossi nuvoloni mi passano innanzi agli occhi, e mi viene una gran voglia di piangere. Quando tu mi sarai vicina, prenderò da te un po' di quella calma, ch'è tanto necessaria allo spirito.

»L'Amalia e il babbo ti mandano un bacio. La mamma e la Nella sono sempre un pochino bisbetiche, ma ci vuol pazienza.

»A domani: fa di essere a casa per l'ora del pranzo.

»Un abbraccio

dalla tua