— Ma quali prove hai tu del suo amore? —

Allora la Matilde cominciò una minuta descrizione di tutto ciò che s'era passato fra lei e Vittorio sino dal giorno dell'arrivo di lui in casa, e gli sguardi ricambiati, e le parole del giovane ora scherzose, ora serie, ma sempre più che cortesi, e certe sue delicate attenzioni che con le persone indifferenti certo non si usano, e di cui invece egli era prodigo verso di lei. E disse come nell'ultima settimana egli le si era mostrato più gentile che mai, e come l'aveva difesa vivacemente in uno sciagurato diverbio nato una di quelle sere tra lei e sua madre e sua sorella, e come essendosi ella rivolta a lui tutta commossa e avendogli chiesto — Mi proteggerete voi sempre? — egli le avesse risposto — Sempre, — e strettale la mano con tanta effusione che un senso ineffabile di voluttà le avea ricercato tutte le fibre. Queste cose ella andava raccontando, ed altre che forse erano inezie, ma che sommate insieme non facea maraviglia se aveano turbato il suo cuor di fanciulla.

L'Angelina, che in sul principio pareva racconsolata, vedendo che non si trattava di una seria e formale dichiarazione d'amore, ma solo di comuni galanterie, era a poco a poco ricaduta nel primiero abbattimento. Vittorio, ben è vero, non aveva detto nulla d'esplicito alla Matilde: ma a lei che cosa avea detto di più? Con qual titolo, con qual diritto poteva ella opporsi alla felicità dell'amica? Forse perchè Vittorio in un momento d'espansione le aveva regalato un flore, forse perchè le aveva sorriso al ritorno, o perchè le aveva declamati i suoi versi, o perchè le avea confidato le cure e i dolori della sua fanciullezza? O doveva ella architettare un inganno per disingannare la Matilde, e sforzare le tinte, e dir ciò che non era? O con un eccesso di franchezza strappare il velo che nascondeva a lei medesima i segreti del suo cuore, e proclamarsi amante di Vittorio e dichiarar guerra alla sua rivale? Ciò rifuggiva affatto dal carattere dell'Angelina. Ella era energica sì, ma solo nell'effettuazione del bene; operava risolutamente quelle cose soltanto, della cui bontà non avea dubbio alcuno nell'animo. E poi troppo era aliena dalle violente manifestazioni de' suoi sentimenti. Per lei anche la passione più viva doveva avere la sua verecondia e non fare sfoggio di sè agli occhi del mondo. Inoltre quello ch'ella soffriva le facea presupporre ciò che avrebbe sofferto la Matilde in condizione uguale alla sua, ed ella, avvezza alla parte pietosa del Cireneo, non sapeva risolversi a far pesare sovra un'altra i proprî dolori.

Pur non si ristette dall'ammonire la Matilde. — Bada — le diceva — di non t'illudere, di non fabbricarti un mondo che svanisca ad un soffio come una bolla di sapone. Gli uomini, vedi, si trastullano molte volte con noi, ci pigliano per il passatempo di una giornata, d'un'ora, e mentre, senz'accorgersene forse, gettano nel nostro cuore il seme d'una di quelle passioni che durano tutta la vita, pensano a nuove galanterie e a nuovi trionfi.

— Oh! no, — sclamava la Matilde interrompendola; — sarebbe troppo crudele. Vittorio non può esser fatto così.... Oh! quando tu la proverai, Angelina, quando tu la proverai questa febbre d'amore (chè non devi sperar di scamparne, bella e seducente come tu sei), quando uno sguardo appassionato t'avrà fatto battere il cuore d'un battito nuovo, t'avrà aperto lo spiraglio di non più visti orizzonti, oh! allora tu intenderai che cosa sia il timore di veder dileguarsi ad un tratto tutte le proprie speranze... Oh! non dev'essere permesso. Ci dev'essere una legge del cuore che lo vieta agli onesti.... E Vittorio è onesto, sai.... —

E così dicendo si mise una mano sugli occhi rattenendo a stento i singhiozzi.

L'Angelina le si fece più presso, e, curvata innanzi sulla seggiola di lei, rimosse dolcemente quella mano che le facea velo alle pupille, e la guardò fisa, e con un accento pieno di tenerezza le chiese:

— Ma l'ami tu veramente? —

— Oh! se l'amo! — rispose la Matilde unendo le palme, e levando gli occhi al cielo. E soggiunse, a compire le rivelazioni che lo aveva fatte prima: — Senti, Angelina, io in questa casa non ci posso più stare. E dal dì che Vittorio mi lasciò intravvedere la sua simpatia per me, una speranza dolcissima mi si pose nell'anima, quella d'uscire di qui, ove mi si vuole inutile e uggiosa, per entrare in una famiglia ove potrò farmi amare, ove potrò esser buona a qualcosa. Le tue virtù io non le possiedo; io non sono al pari di te un angelo di rassegnazione e di sacrifizio.... Qui divento cattiva, ma se Vittorio mi farà sua, se mi sarà consentita la nobile attività della madre di famiglia.... oh! te lo giuro, Angelina, che mi ricorderò del tuo esempio, e sarò degna di te.... Tu m'aiuterai a correggermi de' miei difetti, Angelina, tu mi trarrai da quest'angoscia, non è vero? tu parlerai a Vittorio, gli dirai quello ch'io soffro.... Non negarmelo, Angelina mia; le tue parole possono avere un gran peso, perchè se v'ha persona ch'egli stimi grandemente, tu sei quella.... Oh! se si compissero i miei sogni, — soggiunse quindi nell'atto di chi segue un'idea vagheggiata dalla fantasia, — potremmo esser tutti felici! Sì: perchè tu verresti a stare con noi, ed io vorrei usarti un'ospitalità da regina per renderti in parte almeno il bene che tu m'hai fatto.... Ma, che cos'hai, Angelina, che piangi così?... —

E infatti l'Angelina piangeva. Aveva frenato la sua commozione nel ricevere la confidenza d'un amore che dissipava tante sue dolci speranze, aveva serbato la calma, mentre la Matilde la scongiurava di parlare a Vittorio in favore di lei; ma quando la inconscia fanciulla venne ad offrirle l'ospitalità nella futura sua casa, sentì scoppiarsi il cuore e inondarsi il viso di lagrime. Temè d'essersi tradita, ma per buona ventura la Matilde aveva pigliato la cosa in tutt'altro senso, e le disse: