— Ed ora — continuò il signor Bernardo — ho il presentimento che tu stai per compiere un nuovo sacrifizio, il maggiore forse di tutti.
— Io?... — interruppe l'Angelina, piegandosi innanzi con la persona e cercando di padroneggiare la sua commozione.
— Sì; tu così sollecita a parlare a Vittorio in favore della Matilde, sei ben certa di non amarlo tu stessa? —
Un fremito impercettibile le corse tutte le membra, un leggiero incarnato le apparve sulle pallide guance, con la mano sinistra strinse forte la spalliera della seggiola come se quel movimento convulso le desse vigore a sostenere l'interna battaglia, e, senza dir parola, chè non le sarebbe stato concesso in quel tumulto d'affetti, costrinse il labbro ad un languido sorriso d'incredulità, e crollò il capo in segno di diniego.
Il signor Bernardo proseguì: — Investiga bene il tuo cuore. Non a Matilde soltanto Vittorio fu prodigo di gentilezze e di cure. Con la spensieratezza dell'età sua, io lo vidi ora con l'una, ora con l'altra di voi ugualmente cortese, egualmente sollecito: forse non ama nessuna: forse ama te.... La Matilde, io la conosco, è più volubile, più leggiera; un primo disinganno d'amore la farebbe soltanto soffrire; ma tu, povera Angelina, tu sei di ben altra natura.... tu ne morresti. —
Ciò che il signor Bernardo diceva era vero, terribilmente vero. Ma l'Angelina aveva ormai raccolto tutte le sue forze, come il duce che concentra i suoi battaglioni nella lotta suprema, ed ancora una volta era uscita vittoriosa dal paragone.
— No, — rispos'ella ricomponendo il sembiante alla calma: — nè io amo Vittorio, nè Vittorio ama me. Forse i nostri caratteri non s'intendono. Forse egli è troppo leggiero ed io ebbi la sventura di nascer troppo riflessiva.... Che volete?... Bisogna pigliar la gente com'è. Ve ne supplico, zio mio, non insidiate la felicità della vostra figliuola.... Se sapeste come quel suo cuoricino s'è acceso, come la sua fantasia corre dietro al sogno avventuroso del suo primo amore.... Vedete.... pochi minuti prima che veniste voi, ella era in questa stanza e si faceva rinnovare da me la promessa di parlare a Vittorio.... Avrebbe dovuto confidarsi prima a voi, a sua madre, lo so; ma, se non lo fece, siatele indulgente.... Un'amica discreta che ha l'età nostra, che può partecipare ai nostri sentimenti, è una gran calamita pei nostri cuori di fanciulle. Insomma — concluse l'Angelina con una sforzata disinvoltura — è un affar fatto, e non se ne parli più.... prendetevi le cose in pace, Vittorio diverrà vostro genero. — E poichè le parve che nel dir quest'ultime parole la sua voce minacciasse velarsi e una lagrima le spuntasse sul ciglio, si rivolse vivamente con la persona verso il pianoforte, e come se il suo discorso non fosse stato che una lunga parentesi, tornò a correre con le dita sui tasti, ripigliando la sonata ove l'aveva interrotta.
Il signor Bernardo non persuaso, ma però impotente a smuovere un così fermo proposito, si alzò lentamente dalla seggiola, e appoggiando la mano alla spalla dell'Angelina:
— Hai nulla da soggiungermi? — le chiese.
— Oh! sì!... — proruppe ella commossa, volgendo la persona e alzando il viso verso di lui: — ho da ringraziarvi, e chiedervi un bacio. —