Il signor Bernardo si piegò sulla giovinetta seduta, e cintole amorevolmente il capo fra le mani, la baciò più volte in fronte con affetto infinito. Indi soggiunse: — Non vuoi proprio null'altro?

— Nulla, — ella disse con voce sicura, ma tenendo le pupille rivolte al suolo. Il signor Bernardo, prendendola leggiermente pel mento, la costrinse a guardarlo in viso. Ella potè ancora frenare le lagrime che le facevano groppo nelle palpebre, e fisarlo senza tradirsi. Egli non disse più molto, ma uscì crollando il capo e asciugandosi gli occhi umidi di pianto.

Il successo di questo colloquio salvò l'Angelina da un'altra visita: quella della signora Clara, che aveva già pronto il suo intervento armato presso la nipote. E fu meglio così: chè la dolcezza dell'indole non escludeva nell'Angelina un senso di nobile orgoglio, e ciò ch'ella concedeva spontanea agl'impulsi del proprio cuore e alle preghiere degli altri, mal lo avrebbe consentito a brutali comandi. Oh! ella moveva incontro a una prova così terribile, che le faceva mestieri di tutte le proprie forze per non restar soccombente. Ed ella il sentiva; e dolevasi talvolta seco medesima dell'essersi profferta a ciò, che ad altri sarebbe costato molto meno di fatica e d'angoscia. Ma un più maturo consiglio la faceva raffermarsi nella presa deliberazione, come la sola, che una volta messa ad effetto potesse chiudere il varco a ogni debolezza, a ogni pentimento. Uscì di rado della sua stanza in quel giorno, non cercò di Vittorio, che vide solo alla sfuggita e salutò freddamente; ma s'intrattenne a lungo con la Matilde, la quale nel trovarla così accalorata per lei aveva ripreso tutta l'antica fiducia, tutta l'antica espansione, e andava consultandola sul modo d'interpretare ogni parola, ogni sguardo del giovano amato. Sennonchè, quando l'Angelina non concordava seco nelle interpretazioni, ella si rannuvolava tutta, e le diceva: — Tu vuoi farlo apposta per indispettirmi. — L'Angelina sorrideva allora malinconicamente, assentendo col capo; ma l'altra, non soddisfatta nemmeno di questo modo, prorompeva in un gesto d'impazienza: — Insomma, non istartene lì come un automa; di' la tua opinione. — Capricci d'innamorati!

Vittorio non era così poco avvezzo all'odor della polvere da non sentire qualche cosa nell'aria, e non intendere che quello doveva essere un giorno di lotta. Glielo diceva un certo che di mistero in tutti della famiglia, ma glielo dicevano in ispecie le reticenze della Matilde, la quale pareva volesse aizzarlo a discorrere, o piuttosto a compire le frasi ch'ella, con quell'arte sopraffina che l'amore insegna alle fanciulle, lasciava a bello studio interrotte. Ed egli si schermiva alla meglio, desideroso com'era di sfuggire una battaglia campale, e di stancare le forze del nemico in tante piccole avvisaglie. Aveva operato con leggerezza, ne conveniva; ma era ella questa una buona ragione per lasciarsi pigliare alla rete, e diventare un candidato ufficiale al matrimonio, egli che, fino a quel punto, di matrimonio non aveva voluto sentirne discorrere? Mentre si abbandonava a queste riflessioni, non supponeva nemmeno da qual parte dovesse venirgli l'assalto più formidabile.

XI.

Nell'alzarsi da tavola l'Angelina, dopo aver fissato in volto ora lo zio e ora la Matilde, si avvicinò a Vittorio e gli disse:

— La Matilde ed io vogliamo fare una lunga passeggiata fuori della città: abbiamo confidato in voi per accompagnarci, e non ci mancherete, spero, tanto più ch'io debbo parlarvi. —

Vittorio assentì con quella galante sollecitudine che gli era propria, e l'Angelina rivoltasi allora all'Amalia:

— Verrai con noi, non è vero, se il babbo e la mamma te lo permettono? —

La bambina tutta giubilante corse a domandare l'assenso de' genitori, e, ottenutolo, salì in quattro salti la scala, s'acconciò il cappellino di paglia e la mantelletta color di rosa, e fu in un batter d'occhio nell'androne.