— Di prometterglielo oggi, di farlo quando potrete; — rispose l'Angelina con voce ferma e tuono riciso.

— In verità — soggiunse Vittorio — voi siete la più fredda e rigida ragionatrice ch'io mi conosca. Ora vogliate porgermi ascolto. Io non vi dirò in questo momento quali siano i miei sentimenti: ma mettiamo, così per ipotesi, ch'io abbia commesso davvero qualche leggerezza, che qualche mia parola, qualche mio atto abbiano potuto accendere questo fuoco improvviso nel cuore della Matilde; stimate voi forse ch'io avrei riparato a ogni cosa, sposandola? Ma se non l'amassi?... Angelina, voi nata alle gioie domestiche, voi che della famiglia avete un'idea così alta, potete voi intendere un matrimonio senza amore e credere che la felicità sorrida a quei vincoli che la convenienza sola ha creati? Consultate il vostro cuore. L'amarezza d'un disinganno non vi sarebbe più tollerabile che il lungo avvicendarsi di giorni monotoni, che l'assidua convivenza con persone, le quali paressero rimproverarvi la pertinacia del vostro affetto? Una casa, attraverso la quale non passa mai il soffio dell'anima, ove non v'ha ricambio di confidenze, nè bisbiglio di parole soavemente amorose; una casa, ove la tavola in poco è dissimile da quella di una sala di restaurant, non vi sembra peggio che un deserto? No, Angelina, io non la offrirei questa felicità ad un amico. Meglio, mille volte meglio, soffrire atrocemente una volta, che sentirsi appiccicata alle membra questa camicia di Nesso. —

Quale pur fosse l'effetto prodotto sull'Angelina da questa mezza confessione che le faceva Vittorio di non amare la Matilde, ella non lo lasciò trasparire: anzi, con un calore onesto e sincero, riprese:

— Ma voi confessate adunque di esservi preso giuoco di lei? Era per soddisfare una vostra vanità che voi le usavate ogni sorta di cortesie; era per una vostra vanità che se gli occhi di lei cercavano i vostri, il vostro sguardo le moveva incontro con sì manifesta compiacenza; era per una vostra vanità infine che scendeste paladino in sua difesa, e quand'ella commossa vi disse: — Voi dunque mi proteggerete, — stringendole affettuosamente la mano le avete risposto: — Sempre? — Ed ora fingete ignorare le ferite che avete aperte, e poichè vi si chiama a versar sovr'esse un poco di balsamo, vi circondate di mille reticenze, e come vinto da un senso di sublime delicatezza: — Oh — dite — se non l'amassi, se non avessi la virtù di farla felice! — Ah! sta bene, signor Vittorio; dunque basterà questo scrupolo, perchè un uomo possa abbandonar la fanciulla, a cui egli primo insegnò la febbre d'amore, e menar vanto anzi di tale suo atto, come d'una splendida azione? E la poveretta, così amaramente disingannata, non potrà nemmeno dolersene, ma dovrà far manifesta la sua gratitudine a chi, non sentendosi d'amarla, non la volle incatenata a sè con vincolo eterno!

— Angelina, — rispose Vittorio, e v'era nella sua voce l'accento di chi riconosce il suo fallo, — voi siete inflessibile come la Dea della Giustizia, ed io non voglio contrastare la bontà delle vostre ragioni. Ma vediamo un po' come stanno le cose. Io sono un povero peccatore, e lo dico sul serio, che di questi torti ne ha parecchi sull'anima. È un vizio mio, o se mi siete indulgente, è un vizio dei tempi: questa galanteria superficiale che voi condannate con tanta energia e con sì rara potenza di convinzione, è accolta nel mondo non solo col compatimento, ma persino col sorriso sulle labbra. Ebbene, la coscienza anche più onesta subisce l'influsso dell'atmosfera che la circonda; ciò ch'ella sente intorno a sè maledetto e vituperato, le par sempre più grave di ciò ch'ella vede tollerato e plaudito. Io in quest'atmosfera ci vivo, e non sono di tanto superiore al comune degli uomini da potermene sottrarre a tutti gli effetti. Vedete se vi apro l'animo mio: è una confessione che vi faccio, e, quantunque non isperi d'essere assoluto, pure non la farei a niun altro così franca ed esplicita. Voi mi dite oggi: — Avete operato male verso la Matilde, e vi corre il debito di riparare. — Ma chi mi assicura che tra le fanciulle, a cui posso a fior di labbro aver discorso d'amore, non ve ne sia alcuna che più della Matilde soffra e si dolga di me? Non è vanità che mi fa parlare così: voi medesima mi avete detto che un cuore di giovinetta facilmente si accende. Ebbene: se pur questa fanciulla non ha trovato così vicino a sè un'amica, a cui confidar le sue pene, o s'ella, come si suole dei dolori profondi, le tenne chiuse gelosamente in sè stessa; chi vi dice che, s'io debbo ad alcuno un'espiazione, non la debba a lei, e non mi corra l'obbligo d'indugiare un poco prima di precludermi assolutamente la via a lenire la sua sventura?

— Oh! — proruppe l'Angelina sforzandosi di sorridere — ciò vuol dire che farete un giro pel mondo, cercando la più infelice delle vostre vittime per immolare a' piedi di lei la vostra libertà? Son baie codeste: siete a due passi da colei che vi ama e soffre per voi, e andate in traccia di un'amante ipotetica, a cui avete parlato non si sa quando, che avete visto non si sa dove, che non ha svelato a nessuno i suoi sentimenti, che forse non esiste nemmeno....

— Ma s'ella esistesse? — sclamò Vittorio con calore — se anzichè essere un sogno della fantasia fosse una creatura viva e palpitante, se anzichè abitatrice d'una terra remota fosse poco lungi di qui, se io l'avessi fatta soffrire più forse della Matilde, se io l'amassi di più; che direste allora? —

L'Angelina diè un balzo; ma, ricomponendosi tosto, chiese con voce che si sforzava d'esser ferma e sicura: — Ma s'ella esiste, siete voi certo ch'ella vi ami? —

Vittorio sollevò il capo che teneva chinato a terra, e guardando fissamente l'Angelina rispose: — Quello di cui son certo si è ch'io non l'era increscioso, e che alle mie parole ella porgeva benevolo ascolto, e ch'io l'ho veduta trascolorarsi in viso al racconto delle mie campagne, e ch'ella è sventurata e senza amici e senza parenti nel mondo, e ch'ella non mi perdonerà mai la mia leggerezza. Perchè io, non chiesto, non incoraggiato da lei, l'ho cercata nella solitudine della sua stanza, ho turbato i silenzî della sua anima verginale, e la posi a parte de' miei affetti e de' miei ricordi domestici e de' miei sogni di poeta, e le apersi il cuor mio come ad una sorella....

— Amatela dunque come una sorella, — interruppe l'Angelina, nel cui animo s'era combattuta una di quelle lotte titaniche che durano un minuto, e che un volume non basterebbe a descrivere.