Un mese dopo successero le nozze di Vittorio e Matilde; nè mai più mestamente si compì la solenne cerimonia. I pochi convenuti notarono nel volto di entrambi gli sposi i segni di una cura profonda, e tutti furono maravigliati del pianto dirotto, in cui proruppe il signor Bernardo, allorchè la figliuola si pose in dito la gemma nuziale. Sulla veste bianca della Matilde spiccavano, singolare ornamento, le granate, ultimo dono dell'Angelina, quasi a ricordare quanta parte di lutto offuscasse quella giornata. Soltanto la signora Clara e la Nella parevano abbandonarsi alle più gradite impressioni: la signora Clara esultava pensando che porzione della ricchezza della figliuola verrebbe di riflesso su lei, e la Nella faceva gli occhietti a un impiegato in pensione molto azzimato e coi capelli tinti e ritinti. L'Amalia era malinconica e taciturna: anch'ella dolevasi nel suo cuoricino dell'amica che non vedrebbe mai più.

1867.

RIMEMBRANZE DEL CADORE.

I.

Una riga d'esordio. — La città di Vittorio. — Un panegirico dell'acqua. — Due laghi. — Longarone e la Punta. — L'edificio di seghe del Wiel. — Il bacino della Piave. — Codissago e le zattere. — Castello e gli scalpellini. — Fine della sinfonia e principio dell'opera.

Conosci tu il paese dove fioriscono i cedri, e i belli aranci d'oro splendono sotto il frascato? È questo il grido che il Goethe pose sulle labbra della sua Mignon, e che fa tuttavia balzar di desiderio i buoni Tedeschi sospiranti affannosamente tra le nordiche brume al cielo sereno e al clima primaverile della nostra Italia, prediletta figlia del sole.

Ma noi che i cedri li sappiamo a memoria, e i belli aranci d'oro li sentiamo gridar per le vie a pochi centesimi l'uno, ci prenderemmo volentieri lo svago di seguire un'altra Mignon che ci dicesse: Conosci tu la terra degli abeti e dei larici, la terra ove lo scrosciar del torrente si confonde collo strido dell'aquila? Ebbene, o lettore, senza che tu esca d'Italia, tu puoi soddisfare questa curiosità del tuo spirito. Io non sono certo una Mignon; pur mi ti offro a compagno, e t'invito a venir meco in Cadore. Che tu abiti in riva alle lagune o sui margini del Bacchiglione e del Brenta, che tu sii avvezzo a contemplare il tramonto del sole dalla baia incantata di Napoli o dai colli di San Miniato e di Fiesole; credilo a me, due o tre giorni in Cadore ti lasceranno una gradita impressione.

Diamoci la posta in Conegliano, piccola, ma ridente città edificata sul pendìo d'un poggio. La si direbbe mollemente seduta a bearsi dei raggi del sole che la cingono di tepore e di luce. Io potrei parlarti del suo Castello e del Castello Collalto, e delle leggende di spettri che vi si uniscono, e dei ricordi di Gaspara Stampa e del suo amante infedele. Ma il tempo è prezioso, e tiriamo innanzi.

A Conegliano bisogna abbandonare la strada ferrata che si dirige verso il Friuli, e prendere la postale di Belluno. Una buona carrozza ti conduce in un'ora a Ceneda, che ormai s'è congiunta con la vicina Serravalle e forma, insieme con questa, la città di Vittorio. Ceneda e Serravalle erano divise da ire antiche ed irreconciliabili, e il non aver mai visitato il paese rivale era un titolo di patriottismo per molti fra gli abitanti di ciascuna delle due ville. Le cagioni di questi grandi sdegni io non le so, e a chi legge probabilmente non importa saperle, ond'io posso astenermi dal visitare gli archivi, e dal consultare gli eruditi del luogo; tanto più che con eroico proposito le due borgate pensarono di seppellire i loro rancori in un felice connubio, e rinunziarono al proprio nome per prenderne uno comune — Vittorio. — Che Vittorio sia per diventare la Washington dell'Italia? Non oserei fare pronostici. Sinora l'è una città lunga lunga, la quale ti dà l'immagine di una biscia tagliata a mezzo e congiunta nelle sue parti da alcuni sottili filamenti. E invero il non breve tratto di via che correva fra Ceneda e Serravalle è pressochè deserto d'abitazioni, se non fossero due edifizî che rendono testimonianza della unione, e sono l'Ufficio postale ed il Municipio. Com'è naturale, per non far torto a nessuna delle due frazioni, questi due edifizî pubblici sorgono a giusta metà della strada, e danno agli abitanti la consolazione di dover fare un viaggio per arrivarvi. Vi sono città popolate e importanti, che per la loro conformazione topografica rendono poco faticoso il percorrerle da un capo all'altro: Vittorio ha sciolto felicemente l'arduo problema d'essere una città piccola e sottile di popolazione, e di non permettere a un buon galantuomo di misurarla a piedi nella sua lunghezza senza correr rischio di buscarci un riscaldamento.

Chi non ha voluto saperne della unione si fu un vetusto cipresso che sorgeva all'entrata di Serravalle. Conservatore come tutti i vecchi, quand'egli ha visto cader le antiche barriere che separavano le due rivali, ebbe un accesso di crepacuore e morì! Allorchè io passai di là nel maggio, egli durava ancora in piedi per forza d'inerzia; ma ad ogni occhio un po' esperto riusciva agevole lo scorgere che gli umori vitali non iscorrevano più per le sue fibre irrigidite, e che l'opaco manto delle sue foglie aveva perduto ogni freschezza. Forse oggi il suo tronco ha già sentito la scure, e quei rami, alla cui ombra si riposarono tante generazioni d'abitanti di Serravalle, gemono nel camminetto d'un cittadino di Ceneda.... Ironie della sorte!