— Ebbene, egli potrà chiarirle i fatti miei più ch'io non voglia o non debba. A mezzanotte io sarò nel suo studio. Vi si rechi e porti con sè le cambiali. Se le parole dell'Anastasi non la convinceranno, s'Ella non avrà la certezza che un impegno assunto da me sia una piena guarentigia per Lei, Ella conserverà i suoi diritti, e sarà come se il nostro colloquio non fosse succeduto. —
Il Miragli promise che non mancherebbe al convegno, e si confuse in proteste di ammirazione.
Nell'accompagnarmi all'uscio soggiunse a mezza voce, quasi vergognandosi di sè stesso: — Spero che i documenti.... compresa la sua fede di nascita.... —
Non lo lasciai finire, ma lo fulminai con uno sguardo così pieno di disprezzo e di orgoglio, che le parole gli morirono sulle labbra.
Egli mi porse la mano: io ritirai la mia e feci atto d'uscire. Però mi rivolsi un momento indietro, e dissi con voce ferma: — Silenzio con tutti, s'intende.
— Si figuri! — rispose; poi mi precesse nell'andito e richiamò il servo in livrea che m'aveva fatto discendere dalla carrozza. Ci accomiatammo con un semplice cenno del capo.
Dopo il banchiere, il notaio. In pochi minuti il cocchio mi mise alla porta dell'Anastasi: in pochi secondi fui nel suo studio.
Quand'io, senza punto farmi annunciare, me gli presentai dinanzi, egli era tutto assorto nell'esame di alcune carte che stavano sul suo tavolino. Al fruscìo della mia veste alzò il capo, e sul suo volto si dipinse una sorpresa che confinava con lo sgomento.
— Voi qui?
— Io stessa, — risposi; — e mettendo il chiavistello all'uscio, soggiunsi: — Ho bisogno d'un abboccamento da sola a solo con voi. —