Ma non ci perdiamo in minuzie. Dopo pranzo, secondo il nostro accordo, venne il notaio Anastasi. Bisbigliò alcune parole all'orecchio di mio padre, che parve annoiato, e sclamò a voce alta: — Che ora siete andato a scegliere! — L'altro insistette con qualche calore, onde mio padre si rimosse dalle sue obbiezioni. Venne verso di me, mi trasse in disparte e mi disse: — Lo sai? stasera compi ventiquattr'anni. Ho piacere che tu riveda da te stessa i tuoi conti. Quell'originale dell'Anastasi afferma di non esser libero che alle undici e mezzo, onde convien fare il comodo suo. Per quell'ora ho già ordinato la carrozza. Vuoi essere accompagnata?... —

Ci sarebbe mancato altro! Risposi subito che sarei andata sola, e il pericolo fu sventato.

Di lì a qualche minuto l'Anastasi si mosse facendomi un cenno. Io l'accompagnai all'uscio della scala e seppi che il banchiere Miragli era stato nello studio di lui, e che ogni difficoltà era rimossa. Non restava che firmare. Nel lasciarmi, il notaio mi disse con amarezza: — È la prima volta in vita mia ch'io inganno un uomo; e quest'uomo è un amico, è vostro padre, e siete voi che mi avete indotto a ingannarlo.... —

Io esultavo all'idea che tutto era appianato: ogni altra cosa scompariva pel momento a' miei sguardi. Rientrai nel salotto col passo più elastico, con la fisonomia più serena, onde mio suocero mi piantò in viso gli occhi e mi chiese: — Ehi, sposina, che vuol dire quell'aria di trionfo? —

Mi schermii alla meglio, e andai a sedere proprio dirimpetto all'orologio a pendolo ch'era collocato sulla mensola. La sfera dei minuti procedeva abbastanza sollecita, ma come mi pareva tarda quella delle ore! Alla fine scoccarono le undici. Mi dileguai in silenzio dal salotto, mi acconciai in fretta uno scialle e un cappello, e scesi nel cortile, ove la carrozza era pronta ad aspettarmi. Non erano ancora le undici e mezzo quando io fui nello studio del notaio. I suoi due commessi sonnecchiavano nell'anticamera; egli era solo dinanzi allo scrittoio col capo appoggiato ai gomiti e nascosto fra le mani. Una lampada, la cui campana era rivestita di un paralume di color verde, concentrava tutta la sua luce sulle carte del tavolino lasciando in ombra la stanza, che così buia, così silenziosa, aveva qualche cosa di lugubre che vi stringeva l'animo. Il tic-tac uniforme di un orologio infisso alla parete contribuiva a quell'insieme di tristezza, inesplicabile, eppur gagliarda e profonda.

Quand'io entrai, l'Anastasi si scosse, guardò l'orologio e disse: — Avete anticipato. Però il banchiere non tarderà a giungere. Intanto vostro padre m'incaricò di farvi vedere il conto della sua amministrazione. —

E mi squadernò dinanzi una pagina irta di cifre. Io la rispinsi senza nemmeno gittarvi l'occhio. — Ciò che fu fatto da mio padre e da voi — risposi — non ha bisogno della mia approvazione. Solo permettetemi di chiedervi ancora una volta: la mia sostanza basta a salvarlo? —

— Basta. Ora ecco la vostra fede di nascita, — soggiunse il notaio. — Era necessario levarne una copia per dare al cavalier Miragli una guarentigia della validità de' vostri atti. Le pratiche occorrenti per liberare il vostro avere, che è depositato presso il Tribunale, non esigeranno che un mese tutto al più, per cui abbiamo convenuto col signor cavaliere che voi sottoscriverete delle obbligazioni pel 15 aprile; ma che, ove mi riesca d'aver prima il danaro, io gliene anticiperò il pagamento. Questa poi — continuò il notaio, mostrandomi un'altra carta — è una istanza di vostro padre, con cui si dichiara che siete divenuta maggiore, e si domanda che sia messa a vostra piena disposizione l'eredità materna.... —

Un rumore di passi annunziò l'arrivo del banchiere Miragli. Era umile come un agnello e dolce come uno zuccherino; nè rifiniva mai di scusarsi pel breve ritardo, e di attestarmi la sua ammirazione pel mio affetto filiale. Contemporaneamente egli scorreva con lo sguardo le carte che il notaio andava passandogli, leggendone in fretta alcuni tratti. Udii una frase della fede di nascita, che suonava così.... Nei primi istanti del giorno 3 marzo 1826, e precisamente pochi secondi dopo scoccata la mezzanotte del 2 nell'orologio di Piazza dei Mercanti, la signora Maria Dossi, moglie del signor Giorgio Nerli, banchiere di questa città, diede alla luce una creatura di sesso femminile, a cui venne imposto il nome di Adelaide. Il cavaliere Miragli trasse di tasca il suo cilindro, dicendo: — Non sono che le undici e tre quarti, — e ripose il documento sul tavolo. Indi soggiunse: — Vediamo il resto. —

Di mano in mano ch'egli aveva esaminato una carta, la riconsegnava al notaio che alla sua volta me la metteva sotto agli occhi, affinchè io ne prendessi cognizione. Vidi così le quattro obbligazioni ch'io dovevo sottoscrivere e che importavano 50 mila lire per ciascheduna, più gl'interessi, e vidi pure una minuta di procura, con la quale io abilitavo l'Anastasi a ritirare per conto mio la sostanza depositata presso il Tribunale.